Come quantifico i miei risultati?
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In breve
Una cifra afferma qualcosa solo se accanto ci sono tre indicazioni: rispetto a che cosa è stata misurata, in quale periodo e quale parte spetta a te. Se ne manca una, «più 30 per cento» non è un risultato ma un numero senza riferimento. In Svizzera si aggiunge una quarta condizione, assente nei manuali internazionali: il CV non viaggia da solo, parte insieme ai certificati di lavoro. La tua cifra si legge quindi accanto al giudizio scritto dal tuo ex datore di lavoro e deve reggere quel confronto.
Questa risposta riporta il contenuto degli articoli del Codice delle obbligazioni citati e non sostituisce una consulenza legale. Se una determinata indicazione rientri nell’obbligo di riservatezza dipende dal singolo rapporto di lavoro e, in caso di controversia, lo decide il giudice. Per una valutazione del proprio caso ci si rivolge al sindacato, a un servizio di consulenza giuridica o a uno studio legale.
Questa risposta comincia un passo dopo la domanda se una riga descriva davvero un risultato. Ammesso che lo faccia e che tu voglia metterci una cifra: a decidere non è la sua grandezza ma la sua verificabilità. Verificabile non significa che qualcuno rifarà il calcolo. Significa che sai spiegare in due frasi da dove viene, senza rivelare ciò che non puoi rivelare.
Tre elementi rendono questa domanda diversa in Svizzera da come la trattano le guide straniere: il modello ufficiale del dossier di candidatura, che non prevede alcuna rubrica dedicata ai risultati; l’obbligo di riservatezza dell’art. 321a cpv. 4 CO, che sopravvive alla fine del rapporto di lavoro; e l’unità di misura in cui questo mercato ragiona davvero. Quello che i datori di lavoro svizzeri quantificano si legge nei loro annunci — e non è mai denaro.
- La base: ogni cifra ha bisogno della grandezza su cui è misurata. «Da dieci a tredici pratiche alla settimana» è un’informazione; «più 30 per cento» senza base non lo è.
- Il periodo: un cambiamento senza finestra temporale non si valuta. Bastano il mese e l’anno, spesso il solo anno.
- La parte: quantifica ciò che è tuo — una persona su quattro nel progetto, responsabile di due sedi su cinque. Un risultato di squadra senza la tua parte resta della squadra.
- La riservatezza: l’art. 321a cpv. 4 CO vieta di utilizzare o rivelare fatti di natura confidenziale e continua a valere dopo la fine del rapporto, nella misura in cui lo esiga la tutela degli interessi legittimi del datore di lavoro. La forma relativa dice lo stesso senza consegnare l’importo.
- L’unità: usa quella dell’annuncio. Nei titoli che raccogliamo è quasi sempre il grado di occupazione in percentuale — e praticamente mai un importo in franchi.
La base, il periodo, la parte
La base è la cifra dietro la cifra. «Più 30 per cento» non vale nulla finché non si sa 30 per cento di che cosa: passare da dieci a tredici pratiche evase alla settimana dice qualcosa del tuo lavoro, la stessa crescita su un fatturato dice qualcosa dell’azienda. Chi omette la base sembra più grande per un istante e diventa più piccolo alla prima domanda. Chi la scrive dà a chi legge una scala che può valutare da sé, ed è esattamente quello che sta cercando di fare.
Il periodo decide se il cambiamento meriti di essere citato. Un tempo di evasione che scende da cinque a due giorni in quattro mesi è un’altra cosa rispetto allo stesso miglioramento distribuito su sei anni. Mese e anno bastano. Non basta invece la forma passiva: «è stato notevolmente accelerato» non nomina né inizio né fine e resta un’impressione.
La parte è l’indicazione che manca più spesso e che si sfalda più in fretta. Quasi ogni risultato misurabile in azienda coinvolge più persone, e chi legge lo sa. Quantifica quindi la tua parte invece di cancellarla: una persona su quattro nel gruppo di progetto, responsabile di due sedi su cinque, incaricata della migrazione ma non della decisione. Un frammento quantificato sembra più modesto del risultato intero ed è più solido, perché è l’unica cifra della pagina che nessuno può ridimensionare.
Messo insieme, suona così. Invece di «processi ottimizzati e costi ridotti»: «Tempo di cambio formato sulla linea di confezionamento ridotto da 45 a 20 minuti in sei mesi, insieme al servizio manutenzione; la mia parte è stata la nuova sequenza dei cambi utensile.» Invece di «contributo determinante alla crescita»: «Una delle tre persone del servizio interno a riprendere l’elaborazione delle offerte per la Svizzera romanda; tempo di evasione sceso da otto a tre giorni lavorativi nel primo semestre.» Entrambe le righe sono più lunghe. Entrambe reggono la domanda successiva.
Nel modello ufficiale non esiste una rubrica «risultati»
arbeit.swiss, il portale del servizio pubblico di collocamento, elenca che cosa contiene di norma un curriculum vitae: il titolo «Curriculum Vitae», i dati personali inclusa la fotografia nell’apposito formato, le attività professionali, gli istituti di formazione frequentati e le formazioni continue, le conoscenze linguistiche, le competenze o attività specifiche, gli interessi personali e le referenze. Non c’è alcuna rubrica per i risultati, per gli indicatori o per i successi in cifre. Il CV «deve essere completo, chiaro e senza lacune nella cronologia» e non superare le tre pagine.
Non è un divieto di quantificare: indica dove, in un dossier svizzero, la prestazione è documentata. La stessa pagina chiede che tutti i certificati di lavoro siano allegati, senza lacune e in ordine cronologico, dal più recente. E l’art. 330a cpv. 1 CO dice di che cosa parla un simile certificato: il lavoratore può chiedere in ogni momento un attestato «che indichi la natura e la durata del rapporto di lavoro e si pronunci sulle prestazioni e sulla condotta del lavoratore».
Il punto di partenza è quindi diverso da quello di un mercato in cui si spedisce un CV da solo. Un giudizio sul tuo lavoro esiste già, scritto dal tuo ex datore di lavoro, in parole e quasi mai in cifre. La tua riga quantificata è la seconda versione della stessa storia. Può essere più concreta del certificato — è il senso stesso dell’operazione — ed è l’unico punto del dossier in cui sei tu a decidere quale dimensione del tuo lavoro diventa visibile.
In pratica: rileggi i certificati prima di fissare le cifre, non dopo. Indicano la funzione, le date e di solito l’ambito dei compiti. Ciò che quantifichi deve stare dentro quel perimetro — e dove un certificato è avaro, la riga quantificata pesa di più, perché resta l’unica indicazione concreta su quel posto.
Che cosa non puoi quantificare
L’art. 321a cpv. 4 CO stabilisce che «durante il rapporto di lavoro, il lavoratore non può utilizzare né rivelare fatti di natura confidenziale, segnatamente i segreti di fabbricazione e di affari, di cui ha avuto conoscenza al servizio del datore di lavoro; egli è tenuto al segreto anche dopo la fine del rapporto di lavoro nella misura in cui la tutela degli interessi legittimi del datore di lavoro lo esiga».
La seconda metà della frase è quella decisiva per un dossier scritto: l’obbligo non si estingue con la disdetta. E un CV non è una conversazione. Viene inoltrato, archiviato, conservato nei portali di candidatura e talvolta affidato a una società di ricerca esterna che lavora anche per i concorrenti del tuo ex datore di lavoro. Una cifra detta una volta a voce poi sparisce; la stessa cifra in un documento resta. Il fatturato di una filiale non quotata, un margine, il valore di un contratto o un prezzo d’acquisto non ci stanno, e la forma relativa — «cresciuto di un quarto», «dal sette al due per cento» — porta la stessa informazione professionale.
Funzionano allo stesso modo, e senza consegnare nulla, i rapporti per unità: tempo di trattamento per pratica, numero di oggetti gestiti, difetti per lotto. Ciò che è davvero pubblico — un rapporto annuale pubblicato, un comunicato, un registro ufficiale — è un altro caso, e chi vi si appoggia deve saper citare la fonte al colloquio.
Un secondo limite riguarda la riservatezza verso terzi. Nomi di clienti, dati di pazienti, numeri riferibili a una singola istituzione, un progetto mai reso pubblico: nulla di tutto questo va in un documento indirizzato a destinatari sconosciuti. Bastano il settore, l’ordine di grandezza e il tuo ruolo: «per un dettagliante con una rete di filiali nella Svizzera tedesca» descrive il contesto abbastanza da permettere di valutare il lavoro.
Le cifre che possiedi già
Prima di cercare cifre che non sai più documentare, prendi quelle che stanno in documenti che hai già. Il contratto di lavoro indica il grado di occupazione. Il certificato di lavoro riporta entrata e uscita al giorno. Il certificato di salario indica la durata dell’impiego nell’anno in questione. Diplomi e attestati di corso portano una durata e una data. Tutto questo è verificabile senza una sola domanda, perché le prove viaggiano nello stesso dossier.
Il lavoro quotidiano offre altre cifre che non richiedono autorizzazioni e dicono comunque l’ampiezza del compito: quante persone hai formato o seguito, su quante sedi o in quanti Cantoni hai lavorato, in quante lingue — e qui per livelli del quadro europeo, non con aggettivi —, con quali sistemi, con quale modello di turni, per quanti anni senza interruzione. Sono ordini di grandezza, non successi; collocano il posto e alleggeriscono la riga del risultato.
Le date meritano più attenzione di quanta ne ricevano. Le versioni italiana, francese e inglese della stessa pagina di arbeit.swiss chiedono esplicitamente una cronologia senza lacune; la versione tedesca si limita a «completo». Le date sono quindi le uniche cifre del CV su cui esiste un’aspettativa ufficiale, e sono le prime che vengono confrontate con i certificati.
Che cosa quantifica questo mercato, e che cosa non quantifica mai
Per sapere in quale unità conta un mercato del lavoro conviene guardare che cosa scrive nella propria vetrina. Abbiamo contato i titoli non modificati degli annunci aperti su SwissJobs.app. Il 29,7 per cento contiene una cifra. Fra questi titoli, il 74,6 per cento porta un grado di occupazione, il 10,7 per cento un anno — quasi sempre l’inizio di un tirocinio — e il restante 14,6 per cento qualcos’altro: un livello, una durata determinata in mesi, un numero interno.
Un importo in franchi compare nello 0,05 per cento dei titoli che contengono una cifra: tre annunci sull’intero stock. Le parole salario o stipendio figurano nello 0,2 per cento dei titoli, e quasi sempre come forma d’impiego — il pagamento a ore — non come importo. Questo mercato non espone i prezzi in vetrina.
Ne discende una regola scomoda e utile: l’unità che qui si legge è il grado di occupazione, quella che non si legge è l’importo. Quantificare i propri risultati in franchi significa parlare una moneta assente dagli annunci e urtare per giunta l’obbligo di riservatezza del capitolo precedente. Quantificarli in percentuale, in tempo, in pezzi o in persone significa parlare le unità che dall’altra parte del tavolo si usano comunque.
Per chi cerca in italiano vale un’avvertenza in più. Gli annunci redatti in italiano sono la fetta più piccola del mercato che seguiamo, e quelli che riportano un grado di occupazione nel titolo sono troppo pochi perché una percentuale ticinese abbia senso: le cifre qui sopra valgono per l’intero stock, non per il Ticino. È una ragione pratica in più per leggere anche gli annunci in tedesco e francese quando si cerca oltre Gottardo.
Come si scrive una cifra in italiano di Svizzera
Una norma scritta esiste, ed è più precisa di qualsiasi modello di CV: le Istruzioni della Cancelleria federale per la redazione dei testi ufficiali in italiano, dell’8 maggio 2023, nella versione aggiornata al 15 dicembre 2025. Sono vincolanti per i testi ufficiali della Confederazione e altrove valgono come raccomandazione. Quattro punti toccano direttamente un CV. I numeri interi fino a dieci si scrivono in lettere, oltre in cifre. I numeri frazionari si scrivono con la virgola. Fra la cifra e il simbolo si mette uno spazio protetto. E la percentuale, nel corpo del testo, si scrive per esteso e in due parole — «un aumento del 20 per cento» — mentre il simbolo resta a tabelle, note e parentesi.
La regola monetaria è quella che sorprende di più chi arriva dall’Italia. Le frazioni delle unità monetarie sono precedute da un punto, non dalla virgola: le istruzioni scrivono «12.50 franchi», e nel corpo del testo la denominazione della moneta segue il valore, mentre nelle tabelle, nelle note e fra parentesi l’abbreviazione lo precede, come in «fr. 300.–». Vale a dire che nello stesso documento convivono due segni decimali: la virgola per i decimali ordinari, il punto fra franchi e centesimi. La Cancelleria federale, nelle istruzioni per il tedesco, lo dice apertamente: fra unità e sottounità monetaria alcuni Paesi usano la virgola e altri il punto, e nei testi ufficiali della Confederazione si usa uniformemente il punto.
Quanto poi il mercato rispetti queste regole si legge negli stessi titoli. Fra gli annunci che riportano una percentuale, l’87,4 per cento attacca il simbolo alla cifra senza spazio, il contrario di quanto prescrivono le istruzioni; il 58,9 per cento indica un intervallo invece di un valore unico, molto più spesso con il trattino che con la lineetta; il 4,4 per cento ripete il simbolo su entrambi gli estremi e il 15,2 per cento mette tutto fra parentesi.
La conclusione è rassicurante e comunque utile: nessuno scarterà la tua candidatura per uno spazio mancante davanti al simbolo, perché quasi tutto il mercato fa lo stesso. Quello che invece si riconosce a colpo d’occhio è un importo in franchi scritto con la virgola. E ciò che conta davvero è la coerenza interna al documento: un solo modo di scrivere le percentuali, uno per le date, uno per gli intervalli.
Le quattro domande a cui la tua cifra deve sopravvivere
Primo: misurata rispetto a che cosa? Se la risposta onesta è «era una sensazione», la cifra esce e la descrizione resta. Secondo: in quale periodo? Se non sai indicare né inizio né fine, dai l’ordine di grandezza e di’ che è tale. Terzo: qual era la tua parte? Chi qui comincia a raccontare ha annotato la cifra della squadra e non la propria.
Quarto, ed è la domanda che manca nelle guide straniere: sai spiegare da dove viene la cifra senza comunicare un fatto coperto dall’art. 321a cpv. 4 CO? Se la risposta onesta è no, scrivi la forma relativa. Non è un compromesso: è l’indicazione che ha senso in un documento che, una volta inviato, non puoi più richiamare.
E quando per un posto non esiste una cifra difendibile, non se ne mette nessuna. Un risultato può appoggiarsi anche a una norma citata, a una direttiva, a una procedura rimasta in piedi dopo di te; una cifra inventata fa più danni di una cifra assente, perché è l’unico punto del dossier in cui si può fare una domanda difficile senza sembrare scortesi.
Le cifre di mercato sono state contate il 31 agosto 2026 sugli annunci aperti in quel momento su SwissJobs.app (stato dello stock: 31 agosto 2026, ore 11.30). È stato misurato soltanto il titolo non modificato, così come lo ha scritto il datore di lavoro, e non il corpo dell’annuncio; un titolo può soddisfare più di una convenzione, quindi le quote non si sommano. Un importo conta come tale quando una cifra è direttamente legata a un codice monetario. Pubblichiamo quote, mai il numero assoluto degli annunci in archivio. Questa versione non porta un grafico: le quote per lingua sarebbero l’unico dato con una grandezza da mostrare, e gli annunci in italiano che riportano una percentuale nel titolo sono troppo pochi perché una barra ticinese sia onesta. Le indicazioni sul dossier di candidatura provengono dai consigli per la candidatura di arbeit.swiss, i testi di legge dal Codice delle obbligazioni nella versione in vigore dal 1° gennaio 2026, le regole tipografiche dalle Istruzioni della Cancelleria federale per la redazione dei testi ufficiali in italiano dell’8 maggio 2023 (Stato 15 dicembre 2025) e, per il confronto sul segno decimale, dalle Schreibweisungen della Cancelleria federale. Tutti i documenti consultati il 31 agosto 2026.
Verifica se il tuo CV è adatto al posto — e al mercato svizzero
Verifica gratuita: lingue, permesso di lavoro, competenze e altro — valutati su un annuncio preciso.
Controllo CV ATS: su un annuncio preciso, gratisFonti
- arbeit.swiss (SECO) — Consigli per la candidatura: che cosa contiene un CV e i certificati di lavoro nel dossier
- Codice delle obbligazioni (CO), art. 321a cpv. 4 (riservatezza) e art. 330a (attestato)
- Istruzioni della Cancelleria federale per la redazione dei testi ufficiali in italiano, 8 maggio 2023 (Stato 15 dicembre 2025) — numeri, unità monetarie, per cento
- Schreibweisungen della Cancelleria federale — la regola tedesca sul segno decimale fra unità e sottounità monetaria (n. 546)
Domande correlate
Che cosa dice il nostro indice sul mercato svizzero
Calcolato in tempo reale sul nostro indice, non ripreso da uno studio. Solo quote, dato di oggi.
Lingua in cui è scritto l’annuncio
- Deutsch
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- 23%
- Français
- 13%
- Italiano
- 3%
Tra gli annunci che indicano una lingua, la quota che chiede
- Deutsch
- 70%
- English
- 43%
- Français
- 21%
- Italiano
- 3%
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