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Colloquio di lavoro

Quali domande devo fare al datore di lavoro?

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In breve

Chiedete quello che l’annuncio non vi ha detto. Fra gli annunci in italiano attivi da noi con testo descrittivo, il 3,9 per cento parla di formazione continua, l’1,4 per cento indica una cifra di salario, meno dell’uno per cento cita telelavoro, vacanze o previdenza, e nessuno il periodo di prova. Quei silenzi sono le vostre domande. Tre-cinque bastano: che cosa significherà «riuscito» dopo sei mesi, il team e chi dirige, percentuale d’impiego e ore supplementari, indennità di malattia e cassa pensioni, e infine il prossimo passo della procedura.

Allenati ad alta voce, e guarda il punteggio

Un panel IA fa le domande e tu rispondi a voce, come nel colloquio vero. Alla fine ricevi una probabilità di superamento e i punti in cui hai perso terreno.

Allenati al colloquio dal vivo

In Svizzera cambia il peso di ciascuna. Il Codice delle obbligazioni fissa dei minimi e lascia che un accordo scritto se ne discosti su quasi tutti i temi economici: il supplemento per le ore supplementari può essere escluso per iscritto, la tredicesima esiste solo se è convenuta, l’assicurazione d’indennità giornaliera per malattia non è obbligatoria e il periodo di prova passa da uno a tre mesi con una clausola. Chi non chiede lo scopre alla bozza di contratto — o alla prima assenza per malattia.

La seconda metà della risposta è l’ordine. Le domande che vi rendono candidate o candidati migliori — il lavoro, le aspettative, il team, chi dirige — vanno al primo colloquio. Quelle che vi rendono controparte contrattuale migliore — supplementi, assicurazioni, piano di previdenza, prova, disdetta — vanno al secondo o quando l’offerta è sul tavolo. Farle entrambe è normale e atteso; invertirle è l’unico vero errore.

Titoli di annuncio che indicano la percentuale d’impiego, per lingua dell’annuncio
Titoli di annuncio che indicano la percentuale d’impiego, per lingua dell’annuncioTedesco29.1% dei titoliFrancese18.5% dei titoliInglese9.1% dei titoliItaliano3.6% dei titoli

Quota dei titoli che contengono una percentuale, tipo «(80–100%)», fra gli annunci attivi da noi il 22 agosto 2026, suddivisi per lingua di redazione.

  • «Come vengono trattate le ore supplementari, e il contratto contiene una clausola scritta in merito?» — secondo l’art. 321c CO si compensano con un congedo di durata almeno equivalente se siete d’accordo; altrimenti con il salario maggiorato di almeno un quarto. Quel supplemento può essere escluso per accordo scritto, cosa che molti contratti svizzeri fanno.
  • «Esiste un’assicurazione d’indennità giornaliera per malattia, per quanto tempo versa e chi paga il premio?» — l’art. 324a CO obbliga il datore di lavoro a pagare il salario per un tempo limitato: tre settimane nel primo anno di servizio, poi un periodo adeguatamente più lungo. Assicurarsi non è obbligatorio. Se l’assicurazione copre almeno quattro quinti del salario, subentra all’obbligo del datore di lavoro (art. 324b CO).
  • «La tredicesima è scritta nel contratto, e il bonus segue criteri o è discrezionale?» — l’art. 322d CO riconosce un diritto alla gratificazione soltanto se è stata convenuta. La consuetudine non crea il diritto.
  • «Che cosa assicura il piano di previdenza e quale quota versa il datore di lavoro?» — secondo l’art. 66 LPP il contributo del datore di lavoro deve essere almeno pari alla somma dei contributi di tutti i dipendenti, e il salario coordinato obbligatorio va da CHF 26’460 a CHF 90’720. I piani migliori superano entrambi i limiti: è salario differito di cui non si parla mai.
  • «Quanto dura il periodo di prova e quale termine di disdetta vale dopo?» — l’art. 335b CO fissa per difetto il primo mese, prolungabile per iscritto fino a tre mesi al massimo, con sette giorni di preavviso. Poi vale l’art. 335c CO: un mese nel primo anno di servizio, due dal secondo al nono, tre in seguito.
  • «Da quanto tempo è aperta questa posizione?» — il 30,3 per cento degli annunci in italiano attivi da noi è online da più di sessanta giorni e il 20,4 per cento da più di novanta. La risposta dice più sulla vostra posizione negoziale di qualsiasi indagine salariale.

Perché le domande finali contano davvero

Ogni colloquio finisce allo stesso modo: «Avete domande per noi?» La si legge come una cortesia ed è invece l’unico momento della procedura in cui potete colmare lo squilibrio informativo con cui siete entrati. Chi vi sta di fronte ha letto il vostro dossier completo: CV, certificati di lavoro, lettera di motivazione, spesso anche un colloquio telefonico preliminare. Voi avete letto un annuncio.

Quanto sia sottile quell’annuncio si può misurare. Circa un quarto degli annunci attivi da noi non ha alcun testo descrittivo, solo titolo, luogo e datore di lavoro. Fra gli altri, sul versante italofono, il 3,9 per cento nomina la formazione continua, l’1,4 per cento il salario, meno dell’uno per cento il telelavoro, la previdenza o le vacanze. La dimensione del team e la linea gerarchica non compaiono in nessuno che abbiamo potuto identificare, e quasi mai lo svolgimento della procedura di selezione.

Non è un rimprovero ai datori di lavoro. Un annuncio è una pubblicità, non un’offerta contrattuale, e serve a vendere il posto più che a descriverlo. Spiega però perché «no, nessuna domanda» è la frase più costosa dell’intero colloquio: vi impegnereste per anni sulla base di due paragrafi di testo promozionale.

Tre-cinque domande sono la quantità giusta. Meno sembra disinteresse, di più trasforma la chiusura in un interrogatorio. Scrivetele e tirate fuori il foglio: in Svizzera viene letto come preparazione, non come debolezza.

La percentuale d’impiego: in italiano quasi nessuno la scrive nel titolo

C’è una convenzione svizzera che chi legge annunci in italiano incontra raramente: la percentuale d’impiego indicata fra parentesi nel titolo stesso della posizione, «(80–100%)». Compare nel 29,1 per cento dei titoli in tedesco, nel 18,5 per cento di quelli in francese, nel 9,1 per cento di quelli in inglese e soltanto nel 3,6 per cento di quelli in italiano.

La conseguenza pratica è diretta. Chi si candida su annunci in italiano, molto più spesso di chi legge in tedesco, non sa se la posizione sia al 100 per cento, all’80 o su una fascia negoziabile. È quindi una domanda dovuta, non una domanda pigra: «La posizione è a tempo pieno, e una percentuale ridotta sarebbe possibile dopo il primo anno?»

Il dato strutturale che abbiamo registrato aiuta comunque: per il 90,9 per cento degli annunci attivi risulta se si tratta di tempo pieno, tempo parziale, tirocinio o impiego temporaneo, anche quando il titolo tace. Vale la pena guardare quel campo prima del colloquio, così la domanda diventa più precisa.

Vale la pena ricordare anche le proporzioni linguistiche: gli annunci redatti in italiano sono l’1,6 per cento di quelli attivi da noi, contro il 41,6 per cento in tedesco e il 20,2 per cento in inglese. Una domanda che ne discende naturalmente: «In quale lingua si lavora davvero nel team, e in quale si tengono le riunioni con le altre sedi?» Nessun annuncio risponde a questa seconda parte.

Le domande sui soldi che la legge lascia aperte

Qui i consigli sui colloqui importati dall’estero sbagliano per la Svizzera, perché danno per scontate garanzie di legge che in questa forma non esistono. Il Codice delle obbligazioni fissa un regime di base e poi consente all’accordo di derogarvi. Il colloquio è il momento in cui scoprite quale versione si applicherà a voi.

Ore supplementari. L’art. 321c CO prevede che il datore di lavoro possa, con il vostro consenso, compensarle con un congedo di durata almeno equivalente. Se ciò non avviene e nulla di diverso è stato convenuto per iscritto o stabilito da un contratto normale o collettivo, deve il salario con un supplemento di almeno un quarto. L’inciso «convenuto per iscritto» spiega perché in tanti contratti quadro si legge che le ore supplementari sono comprese nel salario. Chiedete quale delle due versioni finirà nel vostro.

Salario in caso di malattia. L’art. 324a CO impone di continuare a pagare il salario per un tempo limitato quando il rapporto di lavoro è durato più di tre mesi o è stato concluso per più di tre mesi: tre settimane nel primo anno di servizio, un periodo adeguatamente più lungo in seguito. Il Codice non impone alcuna assicurazione d’indennità giornaliera. Se un’assicurazione copre almeno quattro quinti del salario, l’obbligo del datore di lavoro decade (art. 324b CO), e durante un termine d’attesa quest’ultimo deve almeno quattro quinti. Sapere se esiste, per quanto tempo versa e chi paga il premio è una delle informazioni più preziose dell’intero colloquio.

Tredicesima e bonus. L’art. 322d CO è netto: il diritto a una gratificazione sussiste se è stata convenuta. La domanda quindi non è «c’è la tredicesima?» ma «la tredicesima è scritta nel contratto, e il bonus segue una formula o una valutazione discrezionale?»

Previdenza e vacanze. L’art. 66 LPP richiede che il contributo del datore di lavoro sia almeno pari all’insieme dei contributi dei dipendenti: un pavimento, non uno standard. L’art. 8 LPP colloca il salario coordinato obbligatorio fra CHF 26’460 e CHF 90’720; assicurare oltre quella fascia è denaro vero per voi. Le vacanze, infine, sono almeno quattro settimane secondo l’art. 329a CO, cinque fino ai vent’anni compiuti. Tutto ciò che eccede è volontario — e negli annunci in italiano non se ne parla quasi mai.

Contratto collettivo, prova, disdetta

Una domanda tipicamente svizzera non compare quasi in nessun annuncio e in alcuni settori cambia tutto: «Questa posizione è coperta da un contratto collettivo di lavoro, e se sì da quale?» I testi che citano un CCL sono una frazione di punto percentuale del totale. Eppure nell’edilizia, nell’alberghiero e nella ristorazione, nelle pulizie, nella sicurezza e in parte del commercio al dettaglio è il contratto collettivo a fissare salari minimi, vacanze, supplementi e termini.

Senza accordo particolare, l’art. 335b CO considera periodo di prova il primo mese, con disdetta di sette giorni. Un accordo scritto, un contratto normale o un contratto collettivo possono derogarvi, ma il prolungamento è limitato a tre mesi. Tre mesi sono così diffusi che molti li credono la regola di legge: sono il massimo di legge.

Dopo la prova vale l’art. 335c CO: un mese di disdetta nel primo anno di servizio, due mesi dal secondo al nono compreso, tre mesi in seguito, sempre per la fine di un mese. Una deroga scritta è possibile; scendere sotto il mese è ammesso soltanto per contratto collettivo e soltanto nel primo anno.

Ne esce una domanda sola, molto efficiente, per il secondo colloquio: «Quanto dura la prova, quale termine di disdetta si applica dopo e c’è un CCL applicabile?» E una che pochi osano, benché sia del tutto usuale: «Posso vedere la bozza di contratto prima di decidere?» Un datore di lavoro serio risponde di sì, e il documento chiarisce metà dei punti qui sopra.

Chi avete davvero davanti

Circa il 12,1 per cento degli annunci attivi da noi esce sotto il nome di un’agenzia, di una società di collocamento o di una piattaforma di reclutamento invece che dell’azienda in cui si lavorerebbe — e una sola piattaforma ne rappresenta la parte maggiore. In quei colloqui la prima domanda è diversa: chi è il datore di lavoro, con chi si firma il contratto, e si tratta di un impiego temporaneo o di un posto fisso?

Anche la dimensione di chi pubblica sposta le domande utili. Il 37,6 per cento degli annunci attivi proviene da datori di lavoro che tengono aperte cinquanta o più posizioni contemporaneamente, un quarto da chi ne tiene aperte oltre cento. Lì la procedura è standardizzata e conviene chiedere dell’inserimento, della mobilità interna e di quante persone ricoprano già lo stesso ruolo.

All’estremo opposto, il 7 per cento degli annunci viene da datori di lavoro con una sola posizione aperta. Lì parlate spesso con chi vi dirigerà o con chi possiede l’azienda, e le domande produttive cambiano: chi faceva questo lavoro prima, che cosa succede se mancate tre settimane, il posto è una sostituzione o una creazione. Nessun testo descrittivo del nostro inventario lo dichiara.

Nessuna delle due situazioni è migliore dell’altra: richiedono liste diverse, e potete sapere in quale vi trovate prima di entrare.

Da quanto è aperta la posizione?

L’annuncio mediano attivo da noi ha diciannove giorni. Quelli in italiano ne hanno ventuno di mediana, il 30,3 per cento è online da oltre sessanta giorni e il 20,4 per cento da oltre novanta. Una posizione aperta da tre mesi è difficile da coprire, tagliata male, o è già fallita due volte. Tutti e tre i casi vi riguardano da vicino.

La domanda si può porre in modo gentile: «Da quanto tempo cercate per questa posizione, e che cosa è mancato nei colloqui finora?» La seconda metà è quella preziosa: la risposta è un’istruzione su che cosa dimostrare nel resto della procedura, e se riuscite a dimostrarlo nella stessa seduta avete trasformato una domanda in un argomento.

È anche informazione negoziale. Chi cerca da tre mesi ha meno alternative di quante il tono del colloquio lasci intendere. Non autorizza pretese, ma cambia l’atteggiamento con cui affrontate la questione del salario.

Che cosa non chiedere, e come chiudere

Da evitare: tutto ciò che l’annuncio dice, tutto ciò che si trova in cinque minuti sul sito dell’azienda e, al primo colloquio, tutto ciò che suona come una garanzia contro il lavoro stesso — pianificazione delle vacanze, giorni di telelavoro, orario di uscita. Sono temi legittimi, ma appartengono alla fase in cui l’azienda vi vuole già.

Al contrario, potete porre un limite quando le domande rivolte a voi vanno troppo oltre. L’art. 328b CO consente al datore di lavoro di trattare dati che vi riguardano soltanto per quanto concernano l’idoneità al rapporto di lavoro o siano necessari all’esecuzione del contratto. È un criterio utilizzabile davanti a domande su famiglia, salute o opinioni, e un pacato «a che cosa servirebbe questa informazione?» è una risposta del tutto legittima.

Chiudete con due frasi che funzionano quasi sempre. La prima: «C’è qualcosa nel mio profilo che vi fa esitare?» Vi permette di sciogliere l’obiezione nella stanza invece di leggerla in una lettera di rifiuto. La seconda è la domanda sui tempi. Finire con un passo successivo chiaro è esattamente l’impressione che volete lasciare.

I dati di mercato provengono da un conteggio degli annunci attivi da noi il 22 agosto 2026. Le quote per tema sono misurate sugli annunci dotati di testo descrittivo (circa tre quarti dell’inventario) e individuate con schemi lessicali in quattro lingue; un tema assente dal testo non era, come minimo, messo in evidenza nell’annuncio. Gli annunci redatti in italiano sono una quota ridotta del totale, quindi le percentuali italofone vanno lette come ordini di grandezza. Le età si basano sulla data di pubblicazione registrata con l’annuncio. Gli elementi giuridici sono tratti dal Codice delle obbligazioni e dalla LPP nel testo in vigore dal 1° gennaio 2025 e non sostituiscono una consulenza legale: valgono il vostro contratto e l’eventuale contratto collettivo.

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Fonti

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Che cosa dice il nostro indice sul mercato svizzero

Calcolato in tempo reale sul nostro indice, non ripreso da uno studio. Solo quote, dato di oggi.

Lingua in cui è scritto l’annuncio

Deutsch
60%
English
23%
Français
13%
Italiano
3%

Tra gli annunci che indicano una lingua, la quota che chiede

Deutsch
70%
English
43%
Français
21%
Italiano
3%

19% pubblicati negli ultimi 7 giorni · Mercati principali: Zürich 18% · Bern 10% · Genève 5% · Basel 5%