Quali lavori ricevono meno candidature in Svizzera — e come si fa a saperlo?
Aggiornato:
In breve
La concorrenza è più bassa dove è più basso il tasso di disoccupazione della professione. La SECO lo pubblica ogni mese per grande gruppo professionale: agricoltura e silvicoltura 0,6 per cento, tecnici e professioni assimilate 2,5, dirigenti e professioni intellettuali 2,6 ciascuno, artigianato 2,8 — contro il 7,5 per cento delle professioni non qualificate. Fra il gruppo meno affollato e quello più affollato c’è un fattore dodici. È la risposta più solida disponibile, perché viene dalla statistica federale e non da un portale di annunci.
Conta però capire che cosa misura quel numero. Rapporta le persone iscritte come disoccupate alla popolazione attiva occupata nella stessa professione, non le candidature per annuncio. La concorrenza reale comprende anche chi un lavoro ce l’ha e vuole cambiarlo, e queste persone non compaiono in nessuna statistica della disoccupazione. La SECO pubblica infatti anche una misura più ampia, il tasso delle persone in cerca d’impiego: 4,8 per cento in luglio 2026, contro il 3,0 della disoccupazione. La differenza fra le due cifre è più o meno la metà invisibile di ogni pila di candidature.
La seconda fonte ufficiale è più diretta. Quando in un genere di professione la disoccupazione raggiunge il cinque per cento, i datori di lavoro devono annunciare i posti vacanti agli uffici regionali di collocamento prima di pubblicarli. L’elenco in vigore dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026 comprende 34 generi di professione, calcolati sull’ultimo trimestre 2024 e sui primi tre trimestri 2025. È il registro ufficiale dei mestieri affollati — e letto al contrario, la mappa migliore per trovare l’opposto.
Il paradosso emerge sovrapponendo quell’elenco agli annunci svizzeri realmente online. Quei 34 generi di professione valgono soltanto circa il tre per cento dei posti attualmente pubblicati nella nostra raccolta. I mestieri affollati non sono solo pieni di candidati: sono anche quasi assenti dagli annunci. La risposta onesta ha quindi due tempi — scegliere una professione qualificata, poi scegliere gli annunci le cui condizioni assottigliano la pila.
Disoccupati iscritti ogni cento persone attive occupate nel grande gruppo dell’ultima professione esercitata, nomenclatura CH-ISCO-19. Fonte: SECO, La situazione sul mercato del lavoro, luglio 2026. La SECO precisa che questi tassi per professione sono leggermente sovrastimati e non direttamente confrontabili con gli altri suoi tassi.
- Tassi più bassi in luglio 2026: agricoltura e silvicoltura 0,6 per cento, tecnici 2,5, dirigenti 2,6, professioni intellettuali e scientifiche 2,6, conduttori di impianti 2,7, artigianato 2,8. I più alti: impiegati amministrativi 3,6, servizi e vendita 3,8, professioni non qualificate 7,5.
- Il titolo di studio non mette al riparo: dieci dei 34 generi di professione dell’elenco 2026 appartengono alle professioni intellettuali e scientifiche — chimici, biologi, specialisti in protezione ambientale, economisti, sociologi, storici e politologi, grafici e progettisti multimediali, specialisti delle vendite, attori.
- Dei posti vacanti annunciati agli uffici regionali di collocamento in luglio 2026, il 65,9 per cento rientrava nell’obbligo di annuncio. Il bacino ufficiale è quindi composto per due terzi proprio dalle professioni più contese.
- L’italiano è una richiesta rara e questo pesa: solo il 2,9 per cento degli annunci lo esige, e quegli annunci restano online 24 giorni in mediana contro i 20 dell’insieme. Chi lo padroneggia entra in un bacino di candidati piccolo per costruzione.
- Gli annunci delle agenzie di collocamento e del lavoro interinale — circa uno su sette — restano online dieci giorni in mediana e solo uno su nove supera i due mesi. Quelli pubblicati direttamente dai datori di lavoro: 25 giorni in mediana e poco più del 30 per cento oltre i due mesi.
- Circa il 46 per cento dei datori di lavoro della nostra raccolta ha un solo annuncio aperto, ma insieme pesano poco più del sette per cento degli annunci. I dieci datori di lavoro più grandi ne portano il 22,3 per cento.
La tabella della SECO che risponde alla domanda
Ogni mese la SECO pubblica la disoccupazione suddivisa per grande gruppo professionale dell’ultima professione esercitata, secondo la nomenclatura svizzera delle professioni. In luglio 2026 la forbice andava dallo 0,6 per cento delle professioni qualificate dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca al 7,5 per cento delle professioni non qualificate. Nel mezzo: tecnici e professioni assimilate 2,5 per cento, dirigenti e professioni intellettuali 2,6 ciascuno, conduttori di impianti e di macchinari 2,7, professioni artigianali qualificate 2,8, impiegati amministrativi 3,6, personale dei servizi e venditori 3,8. Il tasso nazionale dello stesso mese era del 3,0 per cento, 3,1 corretto delle variazioni stagionali.
La nota sotto la tabella conta quanto la tabella. La SECO segnala che per una parte della popolazione attiva occupata usata come denominatore manca l’indicazione della professione: i tassi per professione risultano quindi leggermente sovrastimati e non vanno confrontati direttamente con gli altri tassi della sua statistica. Come graduatoria la tabella regge; come livello assoluto va maneggiata con cautela. L’ordine, per contro, è stabile mese dopo mese, perché riflette differenze strutturali fra livelli di qualifica e non la congiuntura del momento.
Il messaggio di quella graduatoria è poco seducente ma costante: più un impiego si allontana da una qualifica riconosciuta, più aumenta il numero di concorrenti. Le professioni non qualificate viaggiano a due volte e mezzo il tasso nazionale. Tutto ciò che poggia su una formazione riconosciuta — tecnici, artigianato, conduzione di impianti, professioni intellettuali — si colloca al livello nazionale o sotto.
Un’ultima cifra dello stesso rapporto cambia la prospettiva. Accanto ai disoccupati la SECO conta le persone in cerca d’impiego, un insieme più ampio che include chi è ancora occupato e chi partecipa a un provvedimento del mercato del lavoro. Il loro tasso era del 4,8 per cento in luglio 2026, contro il 3,0 della disoccupazione. Quasi due quinti della concorrenza registrata, dunque, non è affatto disoccupata.
L’obbligo di annuncio è l’elenco ufficiale dei mestieri affollati
Dal 2018 in Svizzera vale la regola: se in un genere di professione la disoccupazione raggiunge il cinque per cento, i datori di lavoro devono annunciare i posti vacanti agli uffici regionali di collocamento prima di pubblicarli, e le persone iscritte ottengono un vantaggio temporale su quei posti. La Confederazione aggiorna l’elenco ogni autunno; quello del 2026 si basa sull’ultimo trimestre 2024 e sui primi tre trimestri 2025 e comprende 34 generi di professione. Due sono nuovi: i cuochi e gli addetti alle pulizie in uffici, esercizi alberghieri e altri esercizi, entrambi al 5,3 per cento. Nessuna professione del 2025 è uscita dall’elenco.
L’elenco è prezioso perché accanto a ogni voce pubblica il tasso. In cima ci sono il personale non qualificato di miniere, costruzioni, attività manifatturiere e trasporti al 13,5 per cento e gli addetti frutticoli e orticoli, anch’essi al 13,5. Seguono i tecnici dei centri di informazione e gli operatori di centrali telefoniche al 12,2 per cento, gli attori all’11,3, i muratori in cemento armato al 10,4 e i gessatori e costruttori a secco al 10,0. Più in basso: responsabili di servizio nella ristorazione al 9,0, personale non qualificato della ristorazione all’8,9, operatori in orologeria all’8,7, portieri d’albergo al 7,7 e conduttori di carrelli elevatori al 7,2.
L’aspetto meno intuitivo riguarda la composizione. Dieci delle 34 voci appartengono alle professioni intellettuali e scientifiche: chimici al 5,5 per cento, biologi e assimilati al 6,8, specialisti in protezione ambientale al 5,1, economisti al 6,0, sociologi e antropologi al 6,9, filosofi, storici e specialisti in scienze politiche al 6,7, grafici e progettisti multimediali al 5,5, specialisti delle vendite nel settore medico al 7,8, attori all’11,3. Nell’elenco figura anche una funzione dirigenziale: dirigenti nei servizi di vendita e di marketing, al 6,2 per cento.
La quota di popolazione attiva occupata in una professione soggetta all’obbligo è inoltre cresciuta molto: dal 6,5 per cento nel 2025 al 10,8 per cento nel 2026. Se la vostra professione vi rientra, iscriversi a un ufficio regionale di collocamento non è un adempimento formale: è l’unico modo di vedere quei posti nella finestra in cui non sono ancora pubblici.
I mestieri affollati sono anche i meno pubblicati
Cercando nei titoli dei nostri annunci svizzeri online le denominazioni dei generi di professione soggetti all’obbligo, si arriva a circa il tre per cento del totale pubblicato. L’affollamento nasce quindi da entrambi i lati insieme: molti candidati per pochi posti visibili.
Il caso più netto è quello del lavoro non qualificato. Classificando gli annunci nei grandi gruppi ufficiali a partire dal titolo — operazione affidabile per circa quattro annunci su dieci — le professioni non qualificate valgono nettamente meno dell’uno per cento dei posti pubblicati, mentre pesano circa il quattordici per cento di tutti i disoccupati iscritti. Uno scarto troppo ampio per dipendere dalle imprecisioni della classificazione. Gli impiegati amministrativi mostrano una versione più contenuta dello stesso fenomeno: circa il cinque per cento degli annunci classificati contro poco più del tredici per cento dei disoccupati iscritti.
La ragione non è misteriosa: meno un’attività è specifica, meno viene pubblicata. Questi posti si coprono tramite agenzie interinali, avvisi affissi, passaparola e bacini interni. Chi cerca in queste professioni vede una fetta sottile del mercato reale e la condivide con moltissime persone. All’estremo opposto, le professioni tecniche e qualificate presentano molti più annunci rispetto al numero di persone senza impiego.
Va aggiunto che l’offerta visibile è sovrastimata. Circa un annuncio online su sei è una ripetizione: stesso datore di lavoro, stesso titolo, più copie contemporanee, di norma per filiali o sedi diverse. Contare gli annunci significa sopravvalutare quanti posti realmente distinti esistano — e quindi sottovalutare quante candidature arrivino su ciascuno.
A parità di professione decidono le condizioni dell’annuncio
La variabilità all’interno di una stessa professione è più ampia di quella fra professioni diverse. Ogni condizione aggiuntiva ritaglia una parte del bacino di candidati, e lo si legge nella durata di permanenza online. Gli annunci che chiedono una sola lingua restano online 23 giorni in mediana, e poco meno del 29 per cento supera i due mesi. Quando le lingue richieste diventano due o più, la mediana sale a 30 giorni e la quota di annunci longevi a quasi il 33 per cento.
Per chi vive nella Svizzera italiana la cifra più utile è un’altra: solo il 2,9 per cento degli annunci richiede l’italiano, a qualsiasi livello. È una quota piccola, e proprio per questo è un vantaggio strutturale: il bacino di candidati che soddisfa quel requisito è ristretto per costruzione. Quegli annunci restano online 24 giorni in mediana, quattro in più della media generale, e quasi il 30 per cento supera i due mesi.
L’inglese produce l’effetto opposto a quello che ci si aspetta. Gli annunci che chiedono soltanto l’inglese restano online 44 giorni in mediana, più del doppio dei 20 giorni dell’insieme, e poco più del 38 per cento supera i due mesi. Quelli che richiedono il tedesco: 20 giorni e poco più del 26 per cento. L’inglese apre il bacino internazionale, ma si posa soprattutto su ruoli specializzati per i quali in Svizzera esistono pochi profili adatti.
La stessa logica vale per tutto ciò che i candidati scartano con un’occhiata: un grado di occupazione insolito, una sede lontana dai grandi centri, il lavoro a turni o nel fine settimana, un contratto a tempo determinato, la reperibilità. Nessuna di queste condizioni è lì per scoraggiare. Tutte lo fanno, ed è esattamente per questo che sotto la pila è più sottile.
Anche chi pubblica dice qualcosa
Un annuncio di agenzia e un annuncio del datore di lavoro sono due competizioni diverse. Circa un annuncio su sette nella nostra raccolta proviene da un’agenzia di collocamento o di lavoro interinale. Questi restano online dieci giorni in mediana e solo l’undici per cento circa supera i due mesi: vengono coperti in fretta o ritirati in fretta. Gli annunci pubblicati direttamente dai datori di lavoro durano 25 giorni in mediana e poco più del 30 per cento è ancora online dopo due mesi.
L’altra frattura strutturale è la dimensione. Nella nostra raccolta pubblicano circa tremilatrecento datori di lavoro distinti. I dieci più grandi portano il 22,3 per cento degli annunci, i cinquanta più grandi il 36,1 e i cento più grandi il 45,3 per cento. All’altro capo, circa il 46 per cento dei datori di lavoro ha un solo annuncio aperto, per poco più del sette per cento degli annunci complessivi. Questa coda lunga è la parte di mercato che la maggior parte di chi cerca non vede mai: nessuna notorietà, nessuna posizione in cima agli elenchi di risultati.
Il numero effettivo di candidature è visibile solo su una frangia del mercato. Alcune piattaforme mostrano quante persone hanno già inviato la candidatura, quando questa avviene all’interno della piattaforma stessa. Noi teniamo su un elenco separato gli annunci che mostrano ancora meno di trenta candidature. Per la maggior parte del mercato svizzero quell’indicazione semplicemente non esiste: ecco perché i tassi ufficiali e le condizioni scritte nell’annuncio restano i segnali più affidabili.
Come usarlo concretamente
Verificate prima di tutto se la vostra professione figura nell’elenco 2026. La Confederazione mette a disposizione uno strumento di verifica in cui si può cercare ogni genere di professione. Se c’è, iscrivetevi a un ufficio regionale di collocamento: le persone iscritte vedono quei posti nella finestra in cui non sono ancora pubblici, e questa categoria rappresenta due terzi dei posti annunciati ufficialmente.
Lavorate poi all’interno della vostra professione anziché fra professioni diverse. Cercate le condizioni che gli altri scartano e che voi soddisfate: una seconda lingua nazionale, un grado di occupazione insolito, una sede fuori dai grandi centri, un incarico a tempo determinato, un orario a turni. La professione è la manopola grossolana, la condizione quella fine — ed è quella fine a spostare di più.
Candidatevi anche nella coda lunga. I datori di lavoro con un solo annuncio sono quasi la metà del totale e una frazione degli annunci: è il miglior rapporto fra attenzione disponibile e posto da coprire che esista sul mercato. E correggete mentalmente ciò che vedete: una parte degli annunci davanti a voi sono doppioni.
Quello che non conviene fare è inseguire un tasso basso in una professione estranea. Lo 0,6 per cento dell’agricoltura e della silvicoltura descrive un gruppo piccolo con percorsi d’accesso propri, non una porta aperta. I tassi bassi di tecnici, artigianato e professioni intellettuali descrivono invece qualcosa di ben più utilizzabile: un mercato ampio in cui la qualifica riduce in modo affidabile il numero di persone che avete di fronte.
Cifre ufficiali tratte dalla statistica del mercato del lavoro della SECO per luglio 2026, pubblicata il 6 agosto 2026, e dall’elenco 2026 dei generi di professione soggetti all’obbligo di annuncio. La SECO precisa che i suoi tassi di disoccupazione per grande gruppo professionale sono leggermente sovrastimati e non direttamente confrontabili con gli altri suoi tassi. I dati sugli annunci provengono dalla nostra analisi continua degli annunci svizzeri online che copriamo, stato agosto 2026; le professioni sono attribuite in base al titolo del posto. L’età mediana misura da quanto tempo un annuncio attualmente aperto è online, non il tempo necessario a coprire il posto. Pubblichiamo quote, mai effettivi assoluti.
Fonti
- SECO — Elenco dei generi di professioni soggetti all’obbligo di annuncio 2026 (PDF)
- SECO — Obbligo di annuncio dei posti vacanti dal 2026
- arbeit.swiss — Obbligo di annuncio dei posti vacanti
- arbeit.swiss — Statistiche del mercato del lavoro
- SECO — La situazione sul mercato del lavoro, luglio 2026 (PDF, in tedesco)
Domande correlate
Che cosa dice il nostro indice sul mercato svizzero
Calcolato in tempo reale sul nostro indice, non ripreso da uno studio. Solo quote, dato di oggi.
Lingua in cui è scritto l’annuncio
- Deutsch
- 60%
- English
- 23%
- Français
- 13%
- Italiano
- 3%
Tra gli annunci che indicano una lingua, la quota che chiede
- Deutsch
- 70%
- English
- 43%
- Français
- 21%
- Italiano
- 3%
19% pubblicati negli ultimi 7 giorni · Mercati principali: Zürich 18% · Bern 10% · Genève 5% · Basel 5%