Come chiedo notizie dopo un colloquio di lavoro?
Aggiornato:
In breve
Manda un solo messaggio, alla persona che ha condotto il colloquio, e fai una domanda a cui si possa rispondere in una riga: entro quando è attesa una decisione e qual è il passo successivo. La Confederazione indica un solo termine per sollecitare, nella brochure del SECO sulla candidatura: «Se non ottieni risposta dopo 10 giorni dall’invio della candidatura, contatta l’azienda». Quel riquadro però si trova all’invio del dossier, non dopo il colloquio. Per il dopo-colloquio nessuna autorità svizzera indica un termine.
Allenati ad alta voce, e guarda il punteggio
Un panel IA fa le domande e tu rispondi a voce, come nel colloquio vero. Alla fine ricevi una probabilità di superamento e i punti in cui hai perso terreno.
Allenati al colloquio dal vivoLa domanda va quindi posta diversamente da come la si pone di solito. Non «quanto posso aspettare», ma: ho una data a cui fare riferimento? Se durante il colloquio è stata indicata una data, è quella che vale e nessuna regola generale serve. Se non è stata indicata, sceglierai fra istruzioni nazionali che differiscono di tre volte l’una dall’altra — e quella che hai in mente dipende dal paese in cui hai cercato lavoro l’ultima volta.
Questa pagina mostra dove si trova la cifra svizzera e da che cosa parte, che cosa dicono invece le guide dei paesi vicini, e com’è fatto un messaggio a cui si può rispondere anche quando non c’è ancora nulla da decidere.
Consultate il 31 agosto 2026. La cifra svizzera proviene dallo schema della brochure del SECO sulla candidatura e si conta dall’invio del dossier, non dal colloquio; l’edizione italiana della stessa brochure lo scrive esplicitamente. I due valori di France Travail corrispondono ai due casi che essa distingue. Il National Careers Service britannico non indica alcuna cifra e non compare quindi nel grafico; non abbiamo trovato un’indicazione pubblica italiana comparabile.
- L’edizione italiana della brochure federale è l’unica delle tre che scrive il punto di partenza: «dall’invio della candidatura». Le versioni tedesca e francese lasciano il conteggio implicito, e questo è esattamente il punto su cui la maggior parte dei consigli sbaglia.
- Una data annunciata vale più di qualsiasi regola generale. Tutte le guide ufficiali lette lo dicono per prime. France Travail è l’unica a quantificare il margine da concedere a una data già annunciata: due o tre giorni, poi si scrive.
- Chiedi del percorso, non del verdetto. «Avete deciso?» si chiude su un «non ancora». «Entro quando pensate di decidere, e qual è il passo successivo?» ottiene una risposta anche da chi non ha alcuna novità.
- Riprendi la denominazione della funzione così com’era nell’annuncio e indica la data del colloquio. Chi segue più procedure in parallelo altrimenti deve prima capire di chi si tratta, ed è quell’attrito a ritardare una risposta.
- Una volta sola, non ogni settimana. France Travail è l’unica guida a scriverne il rovescio: chi sollecita ogni giorno o si mostra insistente rischia di infastidire.
- Nello schema federale, il riquadro che segue il colloquio si chiama «Bilancio del colloquio»: fare il punto, non telefonare.
- Se il colloquio è stato organizzato da un’agenzia di collocamento, la domanda va a lei. Ha il contatto diretto con l’azienda che tu non hai — ma sta aspettando anche lei, quindi chiedile quando ha parlato l’ultima volta con il cliente.
L’edizione italiana è l’unica che dice da dove parte il conteggio
Il SECO pubblica una brochure sulla candidatura, in tedesco, francese e italiano: «Come presentare una buona candidatura?». Alle pagine 34 e 35 stampa uno schema intitolato «Dalla candidatura alla fine del periodo di prova: tabella riassuntiva dei principali passi da compiere».
In tutto lo schema un solo riquadro descrive un sollecito. Si intitola «Risposta» e il testo dice: «Se non ottieni risposta dopo 10 giorni dall’invio della candidatura, contatta l’azienda». Per quanto abbiamo potuto verificare, è l’unico termine che un servizio federale svizzero pubblichi per questo gesto.
Conta più la posizione del riquadro che la cifra. Si trova fra l’invio della candidatura e la preparazione del colloquio. I dieci giorni decorrono dunque dall’invio del dossier, non dal colloquio.
E qui l’edizione italiana rende un servizio che le altre due non rendono. Il tedesco scrive soltanto «Falls keine Rückmeldung, nach ca. 10 Tagen nachfragen» — in mancanza di risposta, informarsi dopo circa dieci giorni — e il francese «En l’absence de réponse dans les 10 jours env., renseignez-vous». Nessuna delle due dice da che cosa si contano quei giorni: lo si deduce dalla posizione nel grafico. L’italiano lo scrive: dall’invio della candidatura. Chi legge la versione italiana ha la formulazione più chiara delle tre, ed è quella su cui la maggior parte dei consigli in circolazione inciampa.
Dopo il colloquio lo schema prevede un bilancio, non una telefonata
Seguendo lo schema, la sequenza prosegue così: preparazione del colloquio, colloquio di lavoro, e poi un riquadro intitolato «Bilancio del colloquio». Fare il punto su quanto è stato detto, quindi, non contattare l’azienda. Il riquadro successivo è «Prima di iniziare a lavorare» e presuppone che il posto sia ottenuto.
Fra il colloquio e l’assunzione il piano federale non prevede quindi alcun passo in cui sei tu a farti vivo. Non è un avvertimento: è un vuoto, e spiega perché questa domanda sia così difficile da documentare. Per questo preciso momento non esiste un termine ufficiale svizzero.
Vale la pena notare che il riquadro «Prima di iniziare a lavorare» chiede, in italiano, di rinnovare il proprio interesse per la nuova azienda e per il posto ottenuto. Il rinnovo dell’interesse esiste dunque nello schema — ma dopo la decisione, non prima.
Una seconda cifra svizzera circola, viene da un altro ente ed è rivolta a chi cerca un posto di tirocinio; da dove nasce e quanto tempo occorre davvero per una risposta sono oggetto di una domanda a sé in questa rubrica.
In Italia non abbiamo trovato una cifra pubblica comparabile
Per un lettore ticinese, o per un frontaliere che arriva dalla Lombardia o dal Piemonte, il riflesso naturale sarebbe confrontare la regola svizzera con quella italiana. Il confronto qui non si può fare in modo onesto: cercando un’indicazione pubblica italiana su quando sollecitare dopo un colloquio non ne abbiamo trovata nessuna proveniente da un servizio pubblico per l’impiego. Quanto circola in italiano su questo punto viene da portali privati, e non lo citiamo come fonte.
Questo lascia il lettore italofono in una posizione particolare, e conviene saperlo: la formulazione più precisa che esiste sull’argomento nella tua lingua è proprio quella della brochure federale svizzera. Non è un vantaggio da poco, considerato che è anche l’unica delle tre edizioni a dire da dove partono i dieci giorni.
Il confronto utile è quindi con gli altri due paesi confinanti, che pubblicano entrambi una cifra — e non sono d’accordo fra loro.
Quattro guide, quattro istruzioni diverse
Poiché la Svizzera non pubblica nulla per questo momento, gran parte dei consigli in rete importa in silenzio una regola straniera. Vale la pena vedere quanto siano distanti fra loro.
L’agenzia federale tedesca del lavoro, sulla sua pagina dedicata a ciò che accade dopo il colloquio, scrive: «Wenn nach vier Wochen noch keine Antwort da ist, ist es sinnvoll, mal nachzufragen» — se dopo quattro settimane non è arrivata risposta, ha senso informarsi. Quattro settimane, contate espressamente dal colloquio.
France Travail consiglia per lo stesso momento «une dizaine de jours», una decina di giorni, se non è stata comunicata alcuna data. Se una data era stata comunicata ed è passata: «Laissez passer encore 2 ou 3 jours, et envoyez-lui un courriel» — altri due o tre giorni, poi una mail.
Il National Careers Service britannico non indica alcun termine. Tutta la sua indicazione su questo punto è: «You might want to follow up after the interview with an email or phone call unless you know when you’ll hear back.»
Quattro settimane, dieci giorni, nessuna cifra — per lo stesso gesto. Chi cerca il termine giusto sta cercando qualcosa che non esiste. Ciò che le guide condividono, invece, è la riserva: quando una data è stata annunciata, vale quella. È l’unica regola su cui vanno d’accordo, ed è per caso l’unica che riguarda il tuo caso concreto.
Una domanda a cui si può rispondere
Il momento è la metà minore del problema. La maggiore è se il tuo messaggio possa ricevere una risposta quando ancora non è stato deciso nulla — che è il caso più probabile.
«Avete già deciso?» è una domanda chiusa. Se la risposta è «non ancora», lo scambio è finito e tu sai quanto sapevi prima. «Come sono le mie possibilità?» è peggio: chiede una valutazione che nessuno vuole mettere per iscritto prima della fine della procedura, e per questo spesso resta senza risposta.
Le domande sul percorso, invece, si possono rispondere. Entro quando pensate di decidere? Chi si farà vivo, e in che forma? È previsto un secondo incontro? Chiederete le referenze? Ognuna ottiene una risposta anche da chi non ha deciso nulla, e ognuna sostituisce una regola generale con una data.
Il resto è mestiere. La denominazione della funzione così com’era nell’annuncio. La data del colloquio. Una frase che dimostri che parli di quella conversazione e non di un modello. E tutto ciò che hai promesso e devi ancora: un certificato di lavoro, il recapito di una persona di riferimento, una precisazione sul grado di occupazione possibile. A quel punto il messaggio ha un motivo oggettivo e non serve solo a ricordare che esisti.
Che cosa non ci va: argomenti nuovi. Un sollecito che recupera ciò che è mancato nel colloquio diventa una seconda candidatura, e una seconda candidatura si archivia, non si risponde.
Telefono o scritto: la brochure lascia la scelta, e spiega perché
La brochure del SECO dedica un capitolo alla candidatura telefonica. Tratta la telefonata come un appuntamento da preparare: scegliere un giorno in cui ci si sente bene, perché il tono della voce, il sorriso, l’energia e la motivazione si sentono; cercare un luogo tranquillo; tenere a portata carta, penna e agenda; prepararsi le parole — come apro, che cosa voglio chiedere, come chiudo; annotare per parole chiave i punti che interessano; esercitarsi con persone capaci di un riscontro onesto.
Questi sei punti sono scritti per una candidatura telefonica, ma si trasferiscono tali e quali a una telefonata sullo stato della procedura: è la stessa telefonata, con un motivo più stretto.
Più interessante è la chiusa del capitolo. Riconosce che molte persone non riescono facilmente a «vendersi» al telefono e dice loro chiaramente di scegliere allora la forma scritta. L’autorità federale non fa della telefonata un obbligo, ma un’opzione con una via d’uscita.
I due paesi vicini sono meno neutrali, e in direzioni opposte. L’agenzia tedesca mette la telefonata al primo posto e la struttura — dire il proprio nome, riferirsi al colloquio, poi chiedere a che punto è la procedura, con calma e cortesia — e considera la mail un ripiego. France Travail dice l’opposto: privilegiare la mail o la messaggistica di una rete professionale come LinkedIn.
Per scegliere nel caso concreto, il criterio più sobrio è che cosa vuoi sapere. Per iscritto lasci all’altro il tempo di darti un’informazione esatta e conservi un documento datato. Al telefono ottieni una risposta oggi — ma quella che il tuo interlocutore ha sottomano, e se risponde il centralino la ottieni da qualcuno che nella procedura non c’entra nulla.
Una volta sola, e che cosa serve a un secondo messaggio
Una volta. Non per cortesia, ma per come funziona il messaggio: serve a procurarti una data. Se la data arriva, hai ottenuto ciò che volevi; se non arriva, ripetere la stessa domanda non aggiunge nulla.
Un secondo messaggio resta difendibile se ha un motivo nuovo. Una data annunciata è passata: allora il secondo messaggio si riferisce a quella data e non alla tua attesa. Oppure hai un’offerta concorrente con una scadenza: è un fatto che l’altra parte deve conoscere, e accelera regolarmente le procedure perché ne cambia il calendario.
E se nemmeno allora arriva nulla, anche questa è un’informazione. In Svizzera nessuno ti deve una motivazione per un rifiuto, e se sia possibile chiedere un riscontro dopo un rifiuto è una domanda a sé, con regole proprie, a cui questa rubrica risponde separatamente.
La check-list federale ha una colonna per la risposta
Subito dopo lo schema, la stessa brochure stampa una «Check-list per una buona candidatura», una tabella da compilare. Per ogni candidatura sono previste colonne: dove ho fatto domanda, dove ho visto l’annuncio, come ho fatto domanda, la data. E come ultima colonna: «Risposte?».
Nella tabella dedicata alla rete di contatti, nella stessa check-list, la colonna è scritta per esteso: «Risposta (data e contenuto)».
È poco appariscente ed è l’istruzione più utilizzabile dell’intera brochure su questa domanda. Il modo ufficiale svizzero di trattare una risposta è una colonna che si tiene — con una data a partire dalla quale una riga resta visibilmente vuota. Chi la tiene, dopo due settimane non sa soltanto che sta aspettando, ma da quando, su che cosa e presso chi.
La brochure chiude la sezione con una frase che spesso si salta: «Conserva gli annunci e le lettere di candidatura. Se sei disoccupato o sei stato licenziato, conserva anche le risposte negative alla tua candidatura.» Chi è iscritto all’URC ha comunque una seconda ragione per tenere quell’archivio.
Tre domande vicine, con risposte proprie
Quanto tempo richiede di norma una risposta in Svizzera, e da dove venga il diffuso «due o tre settimane»: ha una risposta propria in questa rubrica.
Che cosa scrivere subito dopo il colloquio, quando ci si vuole far vivi senza chiedere nulla — anche questo è trattato a parte. Anche questo ha una risposta propria, e arriva a una conclusione netta: quel messaggio conferma l’interesse e proprio non chiede della decisione.
E che cosa è possibile dopo un rifiuto — riscontro, restituzione del dossier, accesso ai dati che ti riguardano. Qui si parla soltanto del periodo in cui non è deciso nulla e vuoi sapere a che punto sei.
Tutte le indicazioni provengono da fonti consultate il 31 agosto 2026. Le cifre e le citazioni svizzere provengono dalla brochure del SECO «Come presentare una buona candidatura?» nell’edizione pubblicata su arbeit.swiss, pagine 18 e da 34 a 37; lo schema si estende su due pagine affiancate e i testi dei riquadri sono stati confrontati con le edizioni tedesca e francese della stessa brochure. L’indicazione di quattro settimane proviene dalla pagina della Bundesagentur für Arbeit su ciò che segue il colloquio, quelle francesi dalla pagina di France Travail sul dopo-colloquio, la formulazione inglese dal National Careers Service. Non abbiamo trovato un’indicazione pubblica italiana comparabile e non ne citiamo quindi alcuna. In questa pagina non compaiono cifre tratte dal nostro archivio di annunci svizzeri: esso mostra quali posti sono pubblicati e non contiene nulla su se e quando un datore di lavoro risponda a un sollecito, per cui un conteggio ricavato da lì sarebbe un ornamento. Si tratta di raccomandazioni, non di obblighi giuridici, e queste informazioni non sostituiscono una consulenza legale.
Fonti
- SECO / arbeit.swiss — brochure «Come presentare una buona candidatura?» (PDF)
- arbeit.swiss — Opuscoli e volantini (indice delle pubblicazioni)
- Bundesagentur für Arbeit — So geht es nach dem Vorstellungsgespräch weiter
- France Travail — Comment bien gérer l’après entretien d’embauche
- National Careers Service (Regno Unito) — Interview tips
Domande correlate
Che cosa dice il nostro indice sul mercato svizzero
Calcolato in tempo reale sul nostro indice, non ripreso da uno studio. Solo quote, dato di oggi.
Lingua in cui è scritto l’annuncio
- Deutsch
- 60%
- English
- 23%
- Français
- 13%
- Italiano
- 3%
Tra gli annunci che indicano una lingua, la quota che chiede
- Deutsch
- 70%
- English
- 43%
- Français
- 21%
- Italiano
- 3%
19% pubblicati negli ultimi 7 giorni · Mercati principali: Zürich 18% · Bern 10% · Genève 5% · Basel 5%