Ricerca di lavoro
Come cercare lavoro con discrezione mentre si è ancora occupati?
Aggiornato:
In breve
Finché nessuno ha disdetto il contratto non avete diritto ad alcun tempo per cercare: l’art. 329 cpv. 3 CO concede il tempo necessario per cercare un altro lavoro solo «se il contratto è disdetto». Una ricerca discreta si svolge quindi nel vostro tempo libero, sui vostri apparecchi e da un indirizzo privato. Il resto è ordine delle operazioni: leggere che cosa vieta davvero il contratto, regolare la visibilità su LinkedIn, liberare il superiore attuale come referenza solo dopo una promessa di assunzione e dare la disdetta soltanto a nuovo contratto firmato.
Cercare, di per sé, non viola nulla. Nessuna norma federale vi obbliga ad annunciare una candidatura, e il dovere di fedeltà dell’art. 321a CO non vi vieta di presentarvi altrove. Ciò che vieta, al capoverso 3, è eseguire durante il rapporto di lavoro «lavoro rimunerato per conto di un terzo nella misura in cui leda il dovere di fedeltà verso il datore di lavoro, segnatamente facendogli concorrenza». Un colloquio non è lavoro rimunerato. Una prova retribuita presso un concorrente lo è, ed è l’unico passo di questa guida che può davvero costarvi.
La difficoltà è sociale, non giuridica, e in Ticino lo è più che altrove. Fra i datori di lavoro che compaiono negli annunci aperti che raccogliamo, soltanto il 3,0 per cento pubblica qualcosa in italiano, contro il 51,6 per cento in tedesco e il 44,2 per cento in inglese; e dieci località coprono metà delle presenze di quei datori di lavoro. La stanza in cui vi muovete è piccola, e la discrezione non nasce dalla distanza né dal numero di candidature, ma dal metodo.
Questa guida spiega le regole e le prassi consuete; non sostituisce una consulenza legale. Divieti di concorrenza, contratti collettivi e rapporti di diritto pubblico variano da caso a caso, e ciò che dice il vostro contratto prevale su quanto descritto qui. Stato: 5 settembre 2026.
Annunci svizzeri aperti con lingua riconosciuta, 5 settembre 2026, apprendistati e stage esclusi; conteggio per datore di lavoro, non per annuncio. Le quote superano il cento per cento perché molti datori di lavoro pubblicano in più di una lingua.
- In breve: prima di una disdetta non esiste alcun diritto a del tempo per cercare. L’art. 329 cpv. 3 CO obbliga il datore di lavoro a concedere «le ore e i giorni di libero usuali e, se il contratto è disdetto, il tempo necessario per cercare un altro lavoro». La seconda metà della frase si attiva soltanto dopo la disdetta.
- In breve: candidarsi è permesso, lavorare a fianco spesso no. L’art. 321a cpv. 3 CO vieta il lavoro rimunerato per conto di terzi nella misura in cui leda il dovere di fedeltà, segnatamente facendo concorrenza al datore di lavoro.
- Il divieto di concorrenza vincola solo a certe condizioni. Secondo l’art. 340 cpv. 2 CO è valido soltanto se il rapporto di lavoro permette di avere cognizione della clientela o dei segreti di fabbricazione e d’affari e se l’uso di tali conoscenze può cagionare un danno considerevole; l’art. 340a cpv. 1 CO ne esige la limitazione conveniente quanto a luogo, tempo e oggetto e ammette più di tre anni solo in circostanze particolari.
- La sorveglianza del comportamento sul posto di lavoro è vietata, il che non significa essere invisibili. Art. 26 cpv. 1 OLL 3: «Non è ammessa l’applicazione di sistemi di sorveglianza e di controllo del comportamento dei lavoratori sul posto di lavoro.» Il capoverso 2 ammette i sistemi necessari per altre ragioni, e la sicurezza è una di queste.
- Su LinkedIn è un’impostazione a decidere. La pagina di aiuto della piattaforma descrive l’opzione «All LinkedIn Members» come comprensiva di «recruiters and people at your current company», e per l’opzione «Recruiters only» precisa che vengono adottate misure per nascondere lo stato ai reclutatori della vostra azienda, «but we can’t guarantee complete privacy».
- Il mercato in lingua italiana è il più piccolo dei quattro: solo il 3,0 per cento dei datori di lavoro presenti nei nostri annunci pubblica in italiano, e dieci località coprono metà di quelle presenze. In tedesco ne servono ventinove, in francese nove, in inglese sette.
- Dentro una professione le porte si contano. Su scala nazionale e nello stesso momento, 138 datori di lavoro distinti cercano nelle cure, 157 nella vendita, 156 nei mestieri dell’edilizia, 166 nella logistica, 136 in contabilità, 257 nell’amministrazione commerciale e 376 nell’informatica.
- Il datore di lavoro attuale non figura nella lista delle referenze, ma sotto riserva: liberato solo dopo una promessa di assunzione. E il certificato intermedio, che l’art. 330a cpv. 1 CO consente di chiedere in ogni tempo, è giuridicamente banale ma in azienda viene letto come un segnale: chiedetelo in occasione di un fatto che esiste comunque.
- Date la disdetta solo dopo la firma. Disdire di propria iniziativa senza un posto assicurato espone a giorni di sospensione dell’assicurazione contro la disoccupazione, e un «le mandiamo il contratto la prossima settimana» non è un contratto.
Rileggete prima il vostro contratto: pesa più della legge
Prima di scrivere una sola candidatura, prendete il contratto di lavoro e cercate tre cose: un divieto di concorrenza, una clausola sull’attività accessoria e il termine di disdetta. Il diritto federale non vi impone alcun annuncio: nulla vi obbliga a dire che vi state candidando altrove. Ciò che può limitarvi sta nel contratto, oppure nel contratto collettivo di lavoro del vostro settore — e in Svizzera un CCL può vincolarvi senza che l’abbiate mai firmato.
Il divieto di concorrenza è più stretto di quanto suoni. L’art. 340 cpv. 2 CO lo rende valido soltanto se il rapporto di lavoro vi ha permesso di avere cognizione della clientela o dei segreti di fabbricazione e d’affari e se l’uso di tali conoscenze può cagionare al datore di lavoro un danno considerevole. L’art. 340a cpv. 1 CO esige che sia «convenientemente limitato quanto al luogo, al tempo e all’oggetto, così da escludere un ingiusto pregiudizio all’avvenire economico del lavoratore», e i tre anni possono essere superati solo in circostanze particolari. L’art. 340c cpv. 2 CO lo fa cessare se è il datore di lavoro a disdire senza che voi gli abbiate dato un motivo giustificato. Se il vostro superi questi ostacoli lo decide un giudice, non l’ufficio che l’ha redatto.
La seconda clausola riguarda il periodo della ricerca, non quello successivo. L’art. 321a cpv. 3 CO vieta il lavoro rimunerato per conto di terzi nella misura in cui leda il dovere di fedeltà, segnatamente facendo concorrenza al datore di lavoro. Un colloquio, un assessment, una giornata di osservazione non retribuita non vi rientrano. Una prova retribuita presso un concorrente sì: è l’unico gesto di questo percorso che vi mette dalla parte del torto.
Separate i canali prima della prima candidatura
Create un indirizzo di posta privato a vostro nome, indicate il numero personale e fate tutto da un apparecchio che non appartiene al datore di lavoro. Nessuna candidatura dalla casella aziendale, nessun appuntamento nell’agenda dell’azienda, nessun dossier sull’unità condivisa, nessuna stampa in ufficio. Sembra ovvio ed è comunque il modo più frequente in cui una ricerca viene alla luce: non per sorveglianza, ma per un file che qualcuno cerca e una voce di agenda che qualcuno vede.
Il diritto vi protegge più di quanto si creda. L’art. 26 cpv. 1 dell’ordinanza 3 concernente la legge sul lavoro è categorico: «Non è ammessa l’applicazione di sistemi di sorveglianza e di controllo del comportamento dei lavoratori sul posto di lavoro.» E l’art. 328b CO aggiunge che il datore di lavoro può trattare dati che vi concernono soltanto in quanto si riferiscano all’idoneità lavorativa o siano necessari all’esecuzione del contratto.
Non è però una promessa di invisibilità. Il capoverso 2 dello stesso articolo ammette i sistemi «necessari per altre ragioni» — la sicurezza dell’esercizio è una di queste — e un sistema che registra per un motivo lecito registra anche ciò che avete fatto un martedì pomeriggio. La regola vi protegge da un controllo sistematico del comportamento; non cancella le tracce. Spostare la ricerca sui vostri apparecchi vi dispensa dal dover contare su questa distinzione.
Impostate la visibilità invece di lasciarla al valore predefinito
Oggi l’annuncio involontario più rumoroso è un profilo, non una conversazione. Su LinkedIn l’impostazione «Open to work» decide chi viene a sapere che state cercando, e la pagina di aiuto della piattaforma è esplicita. Di «All LinkedIn Members» scrive: «This also includes recruiters and people at your current company. It also adds the #OpenToWork photo frame.» La cornice verde non è una variante decorativa: è la variante pubblica.
Nemmeno l’opzione prudente è una garanzia. Per «Recruiters only» la stessa pagina indica che vengono adottate misure per impedire agli utenti di LinkedIn Recruiter che lavorano nella vostra azienda di vedere i vostri interessi professionali, «but we can’t guarantee complete privacy». Spiega anche come la piattaforma decide a chi nascondere lo stato: in base all’azienda indicata nel profilo come datore di lavoro attuale. Se quella voce è vecchia o nomina una filiale invece del gruppo, il filtro lavora a vuoto. Controllate quel campo prima di attivare qualsiasi cosa.
La seconda falla è la cronologia. Un profilo che guadagna una riga ogni due giorni per tre settimane è un segnale, con o senza cornice. Fatelo in una sera sola: portate il profilo allo stato in cui dovrebbe essere comunque, dopo aver verificato nelle impostazioni se le modifiche vengono diffuse alla vostra rete. Lo stesso vale per una serie improvvisa di richieste di contatto a persone che lavorano tutte presso lo stesso potenziale datore di lavoro.
Candidatevi in modo stretto, non largo: il settore è più piccolo di quanto sembri
L’errore più comune di una ricerca discreta è il volume. Trenta candidature in quattro settimane aumentano meno le vostre probabilità che il numero di persone informate, e in Ticino quel numero si raggiunge in fretta. Fra i datori di lavoro che compaiono nei nostri annunci aperti con lingua riconosciuta, solo il 3,0 per cento pubblica qualcosa in italiano, contro il 16,5 per cento in francese, il 44,2 in inglese e il 51,6 in tedesco; e dieci località coprono metà delle presenze in lingua italiana, contro ventinove in tedesco.
Una precisazione sul perché queste cifre contano i datori di lavoro e non gli annunci. Nelle località di lingua italiana la ripartizione degli annunci è dominata da una sola agenzia di collocamento, che da sola firma circa sette annunci su dieci a Lugano, Bellinzona e Locarno. Una percentuale calcolata sugli annunci descriverebbe quell’agenzia, non il mercato ticinese; il conteggio per datore di lavoro, invece, regge. È anche la ragione per cui non pubblichiamo qui una classifica delle località italofone per numero di annunci.
Dentro una professione le porte si contano. Su tutto il Paese e nello stesso momento, 138 datori di lavoro distinti cercano nelle cure, 157 nella vendita, 156 nei mestieri dell’edilizia, 166 nella logistica, 136 in contabilità e 257 nell’amministrazione commerciale; solo l’informatica, con 376, è un campo davvero ampio. La risposta non è la timidezza ma la selezione: due o tre annunci realmente pertinenti a settimana, ciascuno con un dossier scritto per quell’annuncio, invece dello stesso dossier spedito venti volte. È comunque la versione che vi fa entrare nella stanza, e lascia la traccia più piccola.
Sistemate referenze e certificato intermedio prima che squilli il telefono
La richiesta di referenze è il momento classico in cui una ricerca discreta finisce. Il datore di lavoro attuale non ha quindi posto nella lista che consegnate al colloquio, ma sotto una riserva detta ad alta voce: ex superiori, clienti o partner di progetto adesso; il responsabile attuale soltanto dopo una promessa di assunzione. Porre questa condizione fa parte delle prassi svizzere e non viene letto come una scusa. La nostra risposta sulla scelta delle persone di riferimento spiega come si costruisce la lista e che cosa accade giuridicamente quando qualcuno dà informazioni su di voi.
Il certificato intermedio è il punto in cui diritto ed effetto divergono. L’art. 330a cpv. 1 CO permette di chiedere in ogni tempo un attestato sulla natura e la durata del rapporto di lavoro, nonché sulle prestazioni e sulla condotta. Giuridicamente non serve alcun motivo. In azienda la richiesta resta un segnale, perché di solito precede una partenza.
Chiedetelo dunque in occasione di un fatto che esiste già: un cambio di superiore, una riorganizzazione, un nuovo mansionario, un anno di servizio tondo. Sono quattro motivi ordinari e ricorrono più spesso di quanto si pensi. Per chi arriva dall’Italia o lavora come frontaliere vale una precisazione: il certificato di lavoro svizzero è un documento circostanziato che valuta prestazioni e comportamento, non la semplice attestazione di fine rapporto, e fa parte del dossier atteso. La sua assenza si nota.
Trovate il tempo per i colloqui senza mentire
Qui il diritto non vi aiuta. L’art. 329 cpv. 3 CO obbliga il datore di lavoro a concedere «le ore e i giorni di libero usuali e, se il contratto è disdetto, il tempo necessario per cercare un altro lavoro». La seconda metà vale solo dopo la disdetta. Prima non esiste alcun diritto a del tempo per i colloqui, retribuito o meno.
Prendete quindi vacanze, compensate ore, oppure fissate l’appuntamento ai margini della giornata. Chiedete già al primo contatto una fascia oraria mattutina presto o tardo pomeriggio e un colloquio in video per il primo turno: entrambe le cose sono ormai ordinarie e nessuno ci legge nulla. Ciò che non fate: mettervi in malattia. Un certificato di comodo smette di essere un problema di agenda e diventa una rottura della fiducia con conseguenze giuslavoristiche — ed è inutile, perché mezza giornata di vacanza ottiene lo stesso risultato.
La richiesta di discrezione ditela voi, prima che ve lo chiedano. Basta una frase: il datore di lavoro attuale non è al corrente della candidatura, quindi nessun contatto con lui prima di una promessa di assunzione. Dall’altra parte del tavolo siedono persone che lo sentono ogni settimana. La nostra risposta su come parlare del datore di lavoro attuale in un colloquio tratta le domande che seguono.
Disdite dopo la firma — e sappiate quando la ricerca diventa pubblica
L’ordine finale conta più di tutto il resto: prima il contratto firmato, poi la disdetta. Un sì a voce, un «le mandiamo i documenti la prossima settimana», un’offerta con riserva di referenze: nulla di tutto ciò regge una disdetta. Disdire di propria iniziativa senza un posto assicurato espone inoltre a giorni di sospensione dell’assicurazione contro la disoccupazione se il nuovo impiego non si concretizza.
Data la disdetta, la logica si rovescia. Da quel momento l’art. 329 cpv. 3 CO vi concede il tempo necessario per cercare, la ricerca può essere nota in azienda e, se vi annunciate all’URC, diventa documentata: le ricerche di lavoro sono attese già durante il termine di disdetta, non a partire dal primo giorno senza impiego. Il passaggio da «nessuno lo sa» a «tutto va provato» avviene in un giorno solo, e conviene arrivarci preparati.
Aspettatevi infine la controfferta. Arriva spesso, arriva in fretta e quasi mai risponde al motivo per cui avete cercato — perché il salario è ciò che un’azienda può cambiare in una settimana, mentre il contenuto del lavoro, la conduzione e il tragitto sono ciò che in una settimana non può cambiare. Scrivetevi quel motivo prima di consegnare la lettera. Il giorno dopo si rilegge in modo diverso.
Cifre di mercato dagli annunci svizzeri aperti che raccogliamo al 5 settembre 2026, esclusi apprendistati, stage e programmi trainee. Ogni datore di lavoro è conteggiato una volta per località, così che un singolo grande inserzionista non deformi la ripartizione; la località è quella indicata nell’annuncio. Le quote per lingua si riferiscono agli annunci con lingua riconosciuta. Testi di legge nella versione consolidata su Fedlex, consultati il 5 settembre 2026.
Fonti
- Art. 329 CO — tempo libero, cpv. 3 (Fedlex)
- Art. 321a CO — obbligo di diligenza e fedeltà (Fedlex)
- Art. 340–340c CO — divieto di concorrenza (Fedlex)
- Art. 328b CO — trattamento di dati personali (Fedlex)
- Art. 26 OLL 3 — sistemi di sorveglianza e di controllo (Fedlex)
- Guida LinkedIn: «Let recruiters know you’re Open to Work»
Domande correlate
Che cosa dice il nostro indice sul mercato svizzero
Calcolato in tempo reale sul nostro indice, non ripreso da uno studio. Solo quote, dato di oggi.
Lingua in cui è scritto l’annuncio
- Deutsch
- 60%
- English
- 23%
- Français
- 13%
- Italiano
- 3%
Tra gli annunci che indicano una lingua, la quota che chiede
- Deutsch
- 70%
- English
- 43%
- Français
- 21%
- Italiano
- 3%
19% pubblicati negli ultimi 7 giorni · Mercati principali: Zürich 18% · Bern 10% · Genève 5% · Basel 5%