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Dati personali nel CV svizzero — foto, data di nascita, nazionalità, permesso

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La rubrica che in Svizzera contiene più che quasi ovunque altrove: che cosa rientra nei dati personali, che cosa è davvero facoltativo e che cosa dice in proposito il diritto svizzero. L'elenco delle rubriche viene da arbeit.swiss, la lettura giuridica dalla legge sulla parità dei sessi e dal Codice delle obbligazioni, i dati di mercato dagli annunci online su SwissJobs.app.

Ci vuole la foto nel curriculum vitae?

Grafico sulla foto nel CV svizzero: un'impaginazione di curriculum con un ritratto verticale, accanto alla constatazione che nessuna legge impone la foto e nessuna la vieta, e la ripartizione degli annunci svizzeri secondo la lingua in cui sono redatti.

In breve

Sì, in Svizzera la foto è tuttora usuale e resta facoltativa. I consigli ufficiali di candidatura della Confederazione la collocano fra i dati personali e la versione italiana è l'unica delle quattro che parla di un formato: «dati personali, inclusa la vostra fotografia nell'apposito formato». Nessuna legge svizzera la impone e nessuna la vieta. Mettetela in alto nella prima pagina, recente e in verticale. Rinunciatevi se l'annuncio chiede un dossier anonimo o se l'unica immagine disponibile è un ritaglio di vacanza.

Il motivo per cui in Svizzera la risposta è diversa da quella che si dà in Italia, in Germania o nel Regno Unito non sta nel gusto di chi seleziona, ma nel quadro giuridico. La Svizzera non conosce una legge generale contro la discriminazione nell'assunzione nel settore privato. L'unica legge federale che tocca espressamente l'assunzione è la legge sulla parità dei sessi, che protegge dalla discriminazione a causa del sesso, dello stato civile, della situazione familiare e della gravidanza — non dell'età, non dell'origine, non dell'aspetto. La foto non è quindi mai diventata un rischio giuridico.

L'altra metà della risposta è concreta. Fra gli annunci online su SwissJobs.app, quelli redatti in italiano inoltrano la candidatura per il 77.3 per cento a un software di reclutamento sviluppato in Svizzera: è la quota più alta delle quattro lingue. Solo il 3.6 per cento finisce in una suite HR venduta a livello internazionale. Chi risponde a un annuncio in italiano si candida quindi, quasi sempre, dentro un ambiente costruito da datori di lavoro svizzeri per candidature svizzere — l'ambiente in cui la convenzione locale vale senza attriti.

Dove un annuncio svizzero redatto in italiano inoltra la candidatura
Dove un annuncio svizzero redatto in italiano inoltra la candidaturaSoftware di reclutamento sviluppato in Svizzera77.3%Indirizzo carriere del datore di lavoro17.1%Suite HR venduta a livello internazionale3.6%LinkedIn2%
  • La foto appartiene alla rubrica dei dati personali — non a una rubrica propria e non a un frontespizio. I consigli ufficiali elencano otto componenti del curriculum: il titolo «Curriculum Vitae», i dati personali con la fotografia, le attività professionali, gli istituti di formazione frequentati e le formazioni continue, le conoscenze linguistiche, le competenze o attività specifiche, gli interessi personali e le referenze.
  • La stessa pagina ufficiale gradua l'esigenza a seconda della lingua. L'italiano chiede la fotografia «nell'apposito formato». Il francese chiede una «photo vous mettant en valeur», cioè non una immagine qualsiasi ma una buona immagine. L'inglese scrive «personal details, including photograph». Il tedesco è l'unico a introdurre una riserva: «gegebenenfalls mit Bewerbungsfoto», ovvero se del caso.
  • La legge sulla parità dei sessi (RS 151.1) vieta all'art. 3 la discriminazione a causa del sesso e precisa che il divieto «si applica in particolare all'assunzione». Non contiene però alcuna regola sul contenuto di un dossier di candidatura né alcun elenco di indicazioni vietate.
  • L'alleviamento dell'onere della prova previsto dall'art. 6 riguarda l'attribuzione dei compiti, l'assetto delle condizioni di lavoro, la retribuzione, la formazione e la formazione continua, la promozione e il licenziamento. L'assunzione non figura in quell'elenco — né nella versione italiana, né nella tedesca, né nella francese. Chi lamenta una discriminazione nell'assunzione porta quindi l'onere intero.
  • L'art. 8 consente a chi non è stato assunto di pretendere dal datore di lavoro una motivazione scritta. La pretesa a un'indennità decade però se l'azione non è proposta entro tre mesi dalla comunicazione del rifiuto, e l'art. 5 la limita a tre mesi di salario — limite complessivo, anche se più persone si avvalgono della stessa mancata assunzione.
  • L'art. 328b del Codice delle obbligazioni (RS 220) limita ciò che il datore di lavoro può fare dei dati: trattarli solo nella misura in cui concernono l'idoneità del lavoratore al rapporto di lavoro o sono necessari all'esecuzione del contratto, per il resto vale la legge sulla protezione dei dati del 25 settembre 2020. La norma vincola il datore di lavoro, non la vostra scelta di che cosa allegare.
  • Nessuna delle quattro versioni ufficiali indica misure in millimetri. L'italiana è la sola che nomini un formato, ma non lo quantifica. Non esiste quindi una prescrizione pubblicata da rincorrere: un ritratto tagliato come una foto per documenti è ciò che tutti intendono.

Una sola autorità, quattro gradi di insistenza

Quasi tutto ciò che si scrive sul curriculum svizzero risale alla stessa pagina: i consigli di candidatura pubblicati dal servizio pubblico di collocamento. È ufficiale, esiste in quattro lingue ed elenca che cosa contiene un curriculum. La foto vi compare. Solo che non vi compare allo stesso modo in tutte le lingue.

La versione italiana chiede «dati personali, inclusa la vostra fotografia nell'apposito formato». È l'unica delle quattro che introduce l'idea di un formato, e non lascia spazio a un forse. La versione francese va ancora oltre nel merito: «données personnelles avec photo vous mettant en valeur», una foto che vi mostri sotto una buona luce. L'inglese dice «personal details, including photograph». La tedesca, sola fra tutte, aggiunge una riserva: «gegebenenfalls mit Bewerbungsfoto», se del caso.

Non è una svista di traduzione: è la mappa dell'uso. Nella Svizzera tedesca la foto di candidatura è diffusissima ma negoziabile. In Ticino e nella Svizzera romanda è più vicina a un dato di fatto. Quando due guide vi dicono l'opposto l'una dell'altra, quasi mai divergono sul diritto: scrivono da due regioni linguistiche diverse e citano, entrambe, la stessa pagina federale.

Perché la Svizzera ha tenuto la foto che i vicini hanno tolto

In molti mercati vicini la fotografia è sparita silenziosamente dal curriculum perché un impianto generale contro la discriminazione copre l'assunzione privata e i datori di lavoro trattano ogni segnale evitabile su età, origine o aspetto come un'esposizione. Un modello tedesco o britannico arriva perciò già privo di uno spazio per l'immagine — non perché sia più moderno, ma perché proviene da un altro ordinamento.

La Svizzera quel passo non l'ha mai fatto. Per i rapporti di lavoro di diritto privato la legge sulla parità dei sessi è l'unica legge federale che raggiunga l'assunzione in quanto tale. L'art. 3 cpv. 1 stabilisce che «nei rapporti di lavoro, uomini e donne non devono essere pregiudicati né direttamente né indirettamente a causa del loro sesso, segnatamente con riferimento allo stato civile, alla situazione familiare o a una gravidanza». Il cpv. 2 precisa che il divieto si applica in particolare all'assunzione.

Ciò che la legge non fa conta altrettanto. Non dice nulla su quali indicazioni possa contenere un dossier. Non elenca domande vietate. E non copre l'età, l'origine o l'aspetto come motivi protetti. Nel diritto svizzero la foto di candidatura semplicemente non è un tema — ed è esattamente per questo che l'uso non è mai finito sotto pressione.

Quanto è stretta davvero la via legale dopo un rifiuto

Leggere il seguito della legge sulla parità spiega la tranquillità svizzera nei confronti dei dati personali, che sorprende spesso chi arriva dall'Unione europea. L'art. 6 allevia l'onere della prova, ma soltanto per l'attribuzione dei compiti, l'assetto delle condizioni di lavoro, la retribuzione, la formazione e la formazione continua, la promozione e il licenziamento. L'assunzione non c'è, e l'omissione è identica nelle tre versioni ufficiali del testo.

Chi sospetta un rifiuto discriminatorio deve quindi provarlo senza sapere nulla delle altre candidature. L'art. 8 cpv. 1 gli riconosce almeno il diritto di pretendere dal datore di lavoro una motivazione scritta. Il cpv. 2 pone poi un termine secco: la pretesa a un'indennità decade se l'azione non è proposta entro tre mesi dal momento in cui il datore di lavoro ha comunicato il rifiuto dell'assunzione.

Anche vinta, l'azione resta contenuta. L'art. 5 cpv. 2 riconosce, in caso di rifiuto discriminatorio dell'assunzione, soltanto un diritto a un'indennità — non al posto. Il cpv. 4 la limita all'equivalente di tre mesi di salario e aggiunge che tale importo non può essere superato nemmeno se più persone fanno valere una pretesa per lo stesso rifiuto. Questa è l'intera leva, e spiega la prassi svizzera meglio di qualunque discussione sullo stile.

Che cosa può fare il datore di lavoro della vostra immagine

La seconda disposizione utile sta nel Codice delle obbligazioni. L'art. 328b prevede che il datore di lavoro possa trattare dati concernenti il lavoratore soltanto nella misura in cui questi dati concernono l'idoneità del lavoratore al rapporto di lavoro o sono necessari all'esecuzione del contratto di lavoro. La seconda frase rinvia per il resto alla legge sulla protezione dei dati del 25 settembre 2020, in vigore dal 1° settembre 2023.

Questo articolo viene spesso presentato come un divieto della foto di candidatura. Non lo è. Si rivolge al datore di lavoro e delimita ciò che egli può trattare, non ciò che voi potete allegare. La differenza è pratica: una foto che trasmettete spontaneamente rientra nella vostra decisione; un datore di lavoro che pretenda una fotografia per un posto senza alcun contatto con l'esterno si trova su un terreno più fragile, perché dovrebbe spiegare che cosa dice l'immagine sull'idoneità.

Per voi la conseguenza è semplice: su questa domanda avete davvero una scelta, ed è una scelta protetta. Nessuno può scartare il vostro dossier per il motivo formale che non contiene un'immagine.

Dove finisce davvero il vostro PDF — e perché questo decide la questione

Un curriculum non viene spedito nel vuoto: viene spedito dentro un sistema preciso, e gli annunci svizzeri non puntano tutti allo stesso tipo di sistema. Fra gli annunci online su SwissJobs.app il 22 agosto 2026, il 44.5 per cento rinvia a un indirizzo carriere del datore di lavoro stesso, il 31.8 per cento a un software di reclutamento sviluppato in Svizzera e il 23.2 per cento a una suite HR venduta a livello internazionale. Mezzo punto percentuale resta su LinkedIn.

Suddiviso secondo la lingua in cui l'annuncio è redatto, il quadro cambia in modo netto. Gli annunci in italiano vanno per il 77.3 per cento a un software svizzero: la quota più alta delle quattro lingue, e di parecchio. Gli annunci in tedesco: 41.8 per cento software svizzero contro 12.6 per cento suite internazionale. Gli annunci in francese mandano il 58 per cento direttamente all'indirizzo carriere del datore di lavoro. Gli annunci in inglese ribaltano tutto: 65.5 per cento suite internazionale, 1.3 per cento software svizzero.

Per una candidatura in italiano la lettura è quindi la più univoca delle quattro. Il vostro dossier arriva, in tre casi su quattro, in un sistema pensato in Svizzera per candidature svizzere, dove la convenzione locale non incontra resistenze. È l'argomento più solido a favore della foto in un dossier in italiano, e non poggia su alcuna supposizione sui gusti di chi seleziona.

Una precisazione onesta: il sottoinsieme degli annunci in italiano è il più piccolo dei quattro, perché il mercato di lingua italiana è la fetta minore del mercato svizzero. La direzione del dato è chiara, ma il valore esatto è meno stabile di quello tedesco o inglese e va letto come un ordine di grandezza.

La regola di decisione, in breve

Mettete la foto se ne avete una recente e sobria e se nulla nell'annuncio dice il contrario. È il caso ordinario in Ticino e non vi costa nulla.

Rinunciatevi quando l'annuncio o l'azienda chiede esplicitamente un dossier anonimo: queste procedure esistono e rispettarle si legge come attenzione, non come una mancanza. Rinunciatevi anche se l'unica immagine disponibile è un ritaglio di vacanza. Nessuna immagine è neutra; un ritaglio mal illuminato non lo è affatto.

In ogni caso l'immagine sta dentro il PDF e mai accanto. Non allegate un file d'immagine separato. Quello che caricate è un documento, e tutto ciò che compare in prima pagina viaggia con lui, qualunque sia il sistema che lo riceve.

Che cosa raccontano gli interessati

  • Fra le pubblicazioni svizzere dedicate al curriculum raccolte per la guida al CV di SwissJobs.app, solo una manciata affronta la foto. Quelle che lo fanno si dividono nettamente in due schieramenti: da un lato «tuttora usuale in Svizzera e utile nella preselezione», dall'altro «non obbligatoria, perché favorisce i pregiudizi». Entrambi gli schieramenti scrivono a partire dalla prassi HR svizzera.

    Conteggio sulle pubblicazioni svizzere dedicate al curriculum riunite per la guida al CV di SwissJobs.app; solo alcune menzionano la foto e sono state lette una per una.

  • Nello stesso insieme l'assenza di foto compare due volte come argomento commerciale: alcune piattaforme promuovono dossier trasmessi ai datori di lavoro senza nome e senza immagine. Questo indica che in Svizzera le procedure anonime esistono, ma devono vendersi come una particolarità invece di essere date per scontate.

    Lo stesso insieme di pubblicazioni svizzere sul curriculum; l'osservazione si basa su come quei fornitori descrivono se stessi, non su una verifica delle loro procedure.

  • La foto è l'unico punto della convenzione svizzera su cui i professionisti si contraddicono apertamente. La maggior parte dei post la dice attesa; alcuni recruiter sostengono il contrario citando i pregiudizi inconsci e lo spazio che occupa. Entrambe le parti lavorano nello stesso settore — la convenzione è quindi reale, ma non è una regola che non si possa infrangere.

    Posizioni opposte in post LinkedIn svizzeri di recruiter e candidati, letti in agosto 2026.

I dati di mercato sono stati contati il 22 agosto 2026 sugli annunci allora online su SwissJobs.app. Gli annunci sono stati raggruppati secondo l'indirizzo a cui inoltrano la candidatura: indirizzi di soluzioni di reclutamento sviluppate in Svizzera, indirizzi di suite HR vendute a livello internazionale, LinkedIn e — come resto — gli indirizzi carriere sul dominio del datore di lavoro. Quel resto contiene anche soluzioni gestite sotto il dominio del datore di lavoro: descrive quindi l'indirizzo e non il software che vi sta dietro. La ripartizione per lingua si fonda sugli annunci la cui lingua è stata riconosciuta, poco meno di tre quarti del patrimonio; il sottoinsieme in italiano è il più piccolo dei quattro e di conseguenza il meno stabile. Gli elementi giuridici provengono dalla legge sulla parità dei sessi (RS 151.1) e dal Codice delle obbligazioni (RS 220) su fedlex; il contenuto del curriculum dalle quattro versioni linguistiche dei consigli per la candidatura di arbeit.swiss.

Modello di CV svizzero: 190 professioni, gratis

Vanno indicate data di nascita e nazionalità?

Grafico sull'ordine di lettura di un CV svizzero: sette passaggi numerati dall'alto in basso, con permesso e luogo di domicilio come primo filtro e le lingue come secondo, seguiti da funzione attuale, formazione, andamento del percorso, risultati e infine hobby e referenze, con l'indicazione che la decisione matura in una trentina di secondi.

In breve

Sì per entrambe, e nessuna delle due è obbligatoria. La pagina ufficiale dei consigli per la candidatura elenca otto elementi del curriculum e al secondo scrive soltanto « dati personali »: la versione italiana, quella tedesca e quella francese si fermano tutte nello stesso punto, senza data di nascita e senza nazionalità. Indicate comunque la data, come data e non come età, e mettete la nazionalità su una sola riga insieme al permesso e al domicilio. Potete ometterle entrambe; in un dossier svizzero l'assenza si nota nel momento in cui qualcuno le cerca.

Le due indicazioni vengono citate quasi sempre insieme, ma non svolgono la stessa funzione. La nazionalità sta nel CV perché il datore di lavoro deve decidere una cosa che senza di essa non può decidere: se può assumervi direttamente oppure se prima serve una procedura. La data di nascita invece è pura consuetudine — ed è l'unica riga del blocco che per lui si traduce subito in franchi, perché i contributi della previdenza professionale sono scaglionati per fasce d'età.

Gli annunci, dal canto loro, dell'argomento non parlano quasi mai. Sugli annunci svizzeri con descrizione leggibile rilevati il 22 agosto 2026, meno di un annuncio su mille cita la nazionalità, mentre il 23.0 per cento nomina un titolo di studio e il 2.1 per cento chiede la patente di guida. Fra gli annunci redatti in italiano, nessuno di quelli rilevati menziona la nazionalità. Il blocco dei dati personali non è quindi nel CV perché l'annuncio lo esiga: è lì perché chi apre il PDF, altrimenti, dovrebbe ricostruirlo da solo.

Che cosa chiedono esplicitamente gli annunci svizzeri
Che cosa chiedono esplicitamente gli annunci svizzeriTitolo di studio o formazione indicati23%Anni di esperienza quantificati5.3%Patente di guida richiesta2.1%Nazionalità menzionata0.06%

Quota degli annunci con descrizione leggibile, contati il 22 agosto 2026 sul portafoglio allora online su SwissJobs.app.

  • Scrivete una data, non un'età. « 14.03.1989 » resta esatto; « 37 anni » sarà sbagliato fra quattro mesi, e un CV viene riutilizzato per anni. La data appartiene al blocco dei dati personali in alto nella prima pagina, non a un piè di pagina.
  • Una riga, tre elementi: nazionalità, permesso, domicilio. « Cittadina italiana, permesso di domicilio C, domiciliata a Lugano » è completo. « Italiana » da sola non dice quasi nulla: descrive altrettanto bene chi vive a Como senza aver avviato alcuna pratica.
  • Chi vive oltre confine lo scriva. In Ticino la differenza fra domicilio in Svizzera e residenza in Italia cambia la pratica amministrativa che il datore di lavoro deve avviare. « Domiciliato a Varese, permesso per frontalieri G » è un'informazione operativa, non un dettaglio biografico.
  • Il numero AVS non va mai nel CV. Il numero odierno è deliberatamente non parlante: non contiene né la data di nascita né il sesso né altro. È un identificatore per le autorità e per il datore di lavoro dopo l'assunzione, non per una candidatura.
  • Lasciate fuori stato civile, figli e confessione religiosa. L'unica legge federale che tocca direttamente l'assunzione fra privati protegge dalla discriminazione fondata sul sesso, sullo stato civile, sulla situazione familiare e sulla gravidanza: indicarli spontaneamente significa consegnare proprio le caratteristiche per cui quella protezione è stata scritta.
  • Se rinunciate alla data di nascita, gli anni devono essere tutti al loro posto. Senza quella riga chi legge ricava l'età dagli anni di formazione, e un anno mancante si legge allora come un vuoto, non come una scelta.

L'elenco ufficiale si ferma dove comincia la domanda

In Svizzera ogni consuetudine sul curriculum risale alla stessa pagina: i consigli per la candidatura pubblicati dal servizio pubblico di collocamento. È ufficiale, esiste in più lingue ed elenca di che cosa è fatto un CV — titolo « Curriculum Vitae », dati personali con fotografia, attività professionali, istituti di formazione e formazioni continue, conoscenze linguistiche, competenze specifiche, interessi personali, referenze.

Il secondo punto dice « dati personali » e basta. Abbiamo letto la stessa pagina nelle versioni tedesca e francese per verificare se una delle due scenda nel dettaglio: « Persönliche Daten », « données personnelles ». Nessuna data di nascita, nessuna nazionalità, nessuno stato civile, nessun luogo di attinenza. Eppure la pagina altrove il dettaglio lo dà, perché la fotografia di candidatura la nomina espressamente. Il silenzio non è una dimenticanza: è l'assenza di una regola.

Vale la pena dirlo con chiarezza, perché in Ticino la domanda arriva quasi sempre con un presupposto italiano. In Italia il curriculum tradizionale porta la data di nascita, il luogo di nascita e spesso lo stato civile, e si chiude con la formula di autorizzazione al trattamento dei dati. Quella formula rimanda al regolamento europeo, non al diritto svizzero, e in un dossier svizzero non aggiunge nulla.

La decisione quindi è vostra. Ragione in più per sapere che cosa innescano le due indicazioni dall'altra parte della scrivania: per la nazionalità una questione di competenza amministrativa, per la data di nascita un calcolo scritto in una legge federale.

In Svizzera un anno di nascita ha un prezzo

La previdenza professionale è il motivo per cui qui la data di nascita si legge diversamente che in un paese senza secondo pilastro obbligatorio. La legge federale sulla previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità fissa gli accrediti di vecchiaia in per cento del salario coordinato, per fasce: 7 per cento dai 25 ai 34 anni, 10 per cento dai 35 ai 44, 15 per cento dai 45 ai 54 e 18 per cento dai 55 in poi.

A questo si aggiunge la ripartizione: il contributo del datore di lavoro deve essere almeno uguale a quello complessivo di tutti i suoi lavoratori. Il datore porta dunque almeno la metà, e quella metà cresce con l'età dell'organico. Due persone con lo stesso salario, una poco più che trentenne e l'altra intorno ai cinquantacinque, non costano lo stesso alla medesima azienda. La differenza sta nel testo di legge, non in un pregiudizio.

La stessa legge lega l'assicurazione direttamente alla vostra data di nascita: chi riscuote da un datore di lavoro un salario annuo superiore a CHF 22 680 è assicurato per i rischi morte e invalidità dal 1° gennaio successivo al compimento dei diciassette anni, e per la vecchiaia dal 1° gennaio successivo ai ventiquattro. L'istituto di previdenza calcola sulla vostra data di nascita dal primo giorno di lavoro. La cifra non si può quindi nascondere a lungo: solo fino alla firma.

Questa è la versione onesta della risposta. Scrivere la data nel CV dà al datore di lavoro in anticipo un'informazione che riceverà comunque. Non costa nulla quando la fascia d'età corrisponde al livello del posto, e può costare qualcosa quando non corrisponde. Chi ha superato i cinquantacinque anni e si candida in una selezione a grandi volumi ha un motivo reale per ometterla — a patto che il resto del documento regga la scelta.

La nazionalità da sola non risponde alla domanda

L'errore più comune in questo blocco non è omettere la nazionalità, ma scriverla da sola. « Italiana » a un lettore svizzero dice quasi nulla: può essere una persona che vive a Milano e non ha avviato nulla, oppure una persona che vive a Lugano da dodici anni con un permesso di domicilio. Per il datore di lavoro sono due situazioni completamente diverse, e una parola sola non le distingue.

Vale anche il contrario. Un passaporto svizzero con residenza a Singapore apre questioni pratiche sull'entrata in servizio; una cittadina extraeuropea con permesso di domicilio e casa a Bellinzona non ne apre nessuna. L'informazione che regge è sempre la combinazione: cittadinanza, permesso o statuto, domicilio. Tre elementi, una riga, nessuna spiegazione allegata.

In Ticino questa riga pesa più che altrove, perché una quota rilevante del lavoro nel cantone si regge su chi risiede oltre confine. Fra domicilio in Svizzera, permesso per frontalieri e attesa di una pratica ci sono differenze amministrative concrete, e chi legge il CV le conosce. Lasciarle indovinare significa trasformare una riga in una telefonata — o, più spesso, in una candidatura messa da parte.

Come formulare esattamente un permesso, quale lettera indicare e che cosa scrivere se la pratica è in corso è una domanda a sé, che con questa condivide soltanto il posto sulla pagina. Per il curriculum basta la forma breve: cittadinanza, permesso, domicilio.

Dove il diritto non protegge come si crede

Molti danno per scontato che indicare la data di nascita sia delicato perché la discriminazione per età sarebbe vietata. La Costituzione federale in effetti la nomina: nessuno può essere discriminato, « in particolare a causa dell'origine, della razza, del sesso, dell'età, della lingua, della posizione sociale, del modo di vita ». Origine ed età compaiono entrambe, espressamente.

È l'articolo successivo a stabilire chi sia vincolato da quell'elenco. I diritti fondamentali devono improntare l'intero ordinamento giuridico, e chi svolge un compito statale è tenuto a rispettarli. Fra privati valgono solo indirettamente: le autorità provvedono affinché siano realizzati « per quanto vi si prestino » anche nelle relazioni fra privati. È un mandato al legislatore, non una pretesa contro un'azienda che non vi ha convocati.

L'unica legge federale che tocca frontalmente l'assunzione fra privati è quella sulla parità dei sessi: sesso, stato civile, situazione familiare, gravidanza. Età e origine non ci sono. Dopo un rifiuto non esiste quindi una norma costruita per l'argomento « è stato il mio anno di nascita ». Ed è esattamente per questo che qui la consuetudine ha retto mentre altrove arretrava.

La legge sulla protezione dei dati chiude il ragionamento. La sua definizione dei dati degni di particolare protezione è un elenco chiuso: opinioni o attività religiose, filosofiche, politiche o sindacali, salute, sfera intima, appartenenza a una razza o a un'etnia, dati genetici, dati biometrici, perseguimenti e sanzioni penali o amministrativi, misure d'assistenza sociale. Né la data di nascita né la nazionalità vi figurano. Sono dati personali ordinari — giuridicamente innocui, e per questo mai espulsi dalla consuetudine.

Che cosa misurano davvero gli annunci

Sugli annunci svizzeri rilevati il 22 agosto 2026 abbiamo contato quali requisiti vengono formulati per iscritto, separando gli annunci per lingua di redazione. Gli annunci in italiano nominano un titolo di studio nel 12.7 per cento dei casi, quantificano gli anni di esperienza nel 7 per cento e chiedono la patente di guida nel 2.5 per cento. La nazionalità non compare in nessuno di essi.

Il confronto fra lingue è istruttivo. Gli annunci in francese nominano un titolo nel 39.9 per cento dei casi, quelli in tedesco nel 24.9, quelli in inglese e in italiano nel 12.7. Gli anni di esperienza vengono quantificati nel 12.6 per cento degli annunci in inglese e solo nello 0.7 per cento di quelli in tedesco. Lo stesso documento viene quindi letto contro aspettative diverse a seconda della lingua a cui risponde.

Per la data di nascita la conseguenza è pratica. Dove l'annuncio non dice quanti anni di esperienza vuole, sono le date del vostro percorso a portare tutto il segnale, e l'anno di nascita non fa che confermare ciò che gli anni di formazione già lasciano calcolare. Dove invece l'annuncio chiede « 5 anni di esperienza », il requisito viene verificato sul percorso e la data di nascita non aggiunge nulla.

Per la nazionalità la conclusione è opposta. Poiché quasi nessun annuncio solleva il tema, il silenzio dell'annuncio non è un invito: di norma significa che il datore di lavoro dà per scontati candidati già autorizzati a lavorare qui. La riga nel CV è l'unico punto in cui quella presunzione viene confermata o corretta prima che qualcuno investa tempo su di voi.

Dal CV italiano a quello svizzero: che cosa cambia davvero

Chi arriva dall'Italia deve cambiare meno di quanto teme su questo blocco: la data di nascita è consuetudine in entrambi i paesi, e la fotografia pure. Cambiano tre cose. La prima: alla nazionalità va affiancato il permesso e il domicilio, perché è quella combinazione a rispondere alla domanda amministrativa. La seconda: la formula di autorizzazione al trattamento dei dati non serve, perché rimanda a una normativa che qui non si applica.

La terza riguarda il luogo di nascita e lo stato civile, che i modelli italiani portano ancora spesso e che in Svizzera non aggiungono niente di utile. Lo stato civile in particolare conviene lasciarlo fuori, per il motivo già visto: è una delle caratteristiche coperte dall'unica legge che protegge davvero in fase di assunzione.

Se decidete di togliere la data di nascita, valgono le stesse condizioni di sempre: anni completi per formazione e impieghi, nessun salto senza spiegazione, stessa cronologia del vostro profilo pubblico. Una data assente accanto ad anni lacunosi non si legge come una posizione, ma come una reticenza — e costa più della cifra che volevate proteggere.

Mettete infine in conto che il resto del dossier l'età la rivela comunque. Una candidatura svizzera contiene certificati di lavoro e diplomi, tutti datati. Togliere la data dal CV allegando un diploma con l'anno stampato fa guadagnare un secondo: quello in cui qualcuno fa la sottrazione.

Che cosa raccontano gli interessati

  • Fra le pubblicazioni svizzere raccolte per la guida al CV di SwissJobs.app, ottanta trattano del curriculum. Solo otto citano la nazionalità e solo tre la data di nascita. Il blocco dei dati personali viene quindi discusso molto meno di quanto la frequenza delle domande sull'argomento lascerebbe supporre.

    Conteggio delle pubblicazioni svizzere raccolte per la guida al CV di SwissJobs.app, in base alle parole chiave CV, nazionalità e data di nascita.

  • Dove il tema viene trattato, la direzione è unanime: indicare nazionalità e permesso, e considerare la data di nascita ancora usuale qui. Nessuna pubblicazione consiglia di omettere l'una o l'altra, e due contrappongono esplicitamente l'uso svizzero a quello anglosassone, dove una data di nascita nel CV non compare mai.

    Rilettura della stessa raccolta; tutte le pubblicazioni che trattano il blocco dei dati personali provengono da selezione del personale o consulenza di candidatura in Svizzera. Viene restituito il modello complessivo, non il testo di una singola pubblicazione.

Le cifre di mercato sono state contate il 22 agosto 2026 sugli annunci allora online su SwissJobs.app. Sono compresi solo gli annunci con una descrizione leggibile, circa il 74 per cento del portafoglio. Per ciascuno è stato rilevato se la descrizione nomina esplicitamente l'elemento: un titolo di studio (tirocinio, attestato federale, studi, diploma), un numero di anni di esperienza, la patente di guida o la nazionalità. Un requisito che un annuncio dà per scontato senza scriverlo non compare in queste quote. La ripartizione per lingua segue la lingua di redazione dell'annuncio; il sottoinsieme in italiano è piccolo e i suoi valori sono quindi grossolani, e l'assenza di menzioni della nazionalità al suo interno va letta come un ordine di grandezza, non come una prova. Tutti i valori sono quote del portafoglio analizzato, mai conteggi assoluti.

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Come indico il permesso di lavoro nel CV?

Grafico riassuntivo sul lavoro in Svizzera: notifica entro 14 giorni, permessi L e B rilasciati dopo l’assunzione, permesso G per i frontalieri, con l’indicazione che il permesso va in alto nel CV.

In breve

Una riga fra i dati personali, con il tipo di permesso scritto per esteso, poi la lettera e la validità: «Permesso di dimora (permesso B UE/AELS), valido fino al 03/2028, cambiamento d’impiego senza nuova autorizzazione». Quella riga risponde in anticipo a un obbligo di legge del futuro datore di lavoro: secondo l’articolo 91 della legge sugli stranieri e la loro integrazione, prima che lo straniero assuma un impiego il datore di lavoro deve accertarsi, esaminandone la carta di soggiorno o informandosi presso le autorità, che sia autorizzato a esercitare un’attività lucrativa in Svizzera. Chi ha il passaporto svizzero non scrive nulla.

Negli annunci il tema è quasi sempre assente, e in italiano lo è del tutto. Negli annunci redatti in italiano su SwissJobs.app la parola «permesso» non compare in nessun caso, mentre «patente» compare nel 7,6 per cento: l’unico documento che il mercato nomina davvero è quello di guida. Se lo status non lo scrive il candidato, nel fascicolo non c’è.

La riga però non è una prova e non deve esserlo. A essere esaminata è la carta di soggiorno, prima dell’assunzione e non durante la lettura del dossier. Nel CV va quindi lo status — tipo, lettera, validità e ciò che consente — mai il numero del documento, mai una scansione, mai l’indirizzo dell’ufficio cantonale della migrazione.

Restano tre questioni che fanno la riga: che cosa consente ciascun permesso, quale data scrivere — e perché il permesso di domicilio C non ha scadenza, benché sulla carta ne sia stampata una.

Che cosa nominano gli annunci scritti in italiano
Che cosa nominano gli annunci scritti in italianoun requisito di lingua92.4%la patente di guida7.6%un permesso di soggiorno o di lavoro0%

Quote degli annunci redatti in italiano su SwissJobs.app che nominano ciascun elemento, contate il 22 agosto 2026. Il requisito di lingua è registrato in un campo strutturato; le altre due quote derivano dal conteggio delle parole nel titolo e nel riassunto dell’annuncio. La colonna a zero non è un errore: nessun annuncio in italiano del nostro stock nomina un permesso. Per questo la riga del CV non risponde a una domanda posta dall’annuncio, ma a una verifica che avverrà comunque.

  • Scrivi il tipo di permesso per esteso e poi la lettera: «permesso di domicilio (C)», «permesso di dimora (B)», «permesso di soggiorno di breve durata (L)», «permesso per frontalieri (G)». Sono le denominazioni degli articoli da 32 a 35 della legge.
  • Metti la riga fra i dati personali, in alto. È una questione di ammissibilità, e le questioni di ammissibilità si controllano per prime, come la lingua.
  • Aggiungi «UE/AELS» quando è il tuo caso. La Segreteria di Stato della migrazione indica i titoli proprio così: «Permesso B UE/AELS (permesso di dimora)», «Permesso G UE/AELS (per frontalieri)». La sigla dice subito quale regime si applica.
  • Con il permesso B precisa che per cambiare impiego non serve una nuova autorizzazione. L’articolo 38 capoverso 2 lo dice espressamente: il titolare può esercitare l’attività in tutta la Svizzera e non necessita di un’autorizzazione per cambiare impiego.
  • Con il permesso C scrivi «durata illimitata» invece di una data. L’articolo 34 capoverso 1 stabilisce che il permesso di domicilio è di durata illimitata e non è vincolato a condizioni; la data sulla tessera deriva dall’articolo 41 capoverso 3, secondo cui la carta di soggiorno è rilasciata a fini di controllo per cinque anni.
  • Per i permessi a termine indica mese e anno. Quando un annuncio tocca l’argomento, in circa un caso su due chiede un permesso «valido»: la parola punta a una durata, non a una lettera.
  • Dillo se la proroga è in corso: «valido fino al 10/2026, proroga richiesta in agosto». Una procedura con una data è un’informazione; una data scaduta senza commento è una domanda aperta.
  • Con il permesso L nomina il limite invece di tacerlo. L’articolo 32 lo fissa a un anno al massimo, prorogabile fino a due, e il cambiamento d’impiego è possibile solo per motivi gravi; l’articolo 40 capoverso 2 aggiunge una decisione preliminare delle autorità cantonali preposte al mercato del lavoro dove non sussiste un diritto all’attività lucrativa.
  • Con il permesso G indica il luogo di residenza all’estero. Il permesso vale per un’attività entro la zona di frontiera e impone il rientro almeno settimanale al domicilio estero (articolo 35): scriverlo chiude in anticipo la domanda sul tragitto.
  • Frontaliere da cinque anni? Scrivilo. Dopo cinque anni di attività ininterrotta l’articolo 39 dà diritto al cambiamento d’impiego e al cambiamento di Cantone, e l’articolo 35 capoverso 4 dà diritto alla proroga del permesso.
  • Non scrivere il numero del documento e non allegare copie. L’originale viene esaminato prima dell’assunzione; nel dossier il numero non serve a nessuno.
  • Se sei di cittadinanza svizzera, non scrivere nessuna riga. Precisare che non ti serve un permesso solleva la domanda che la frase vorrebbe chiudere.

Non è curiosità: è un obbligo di diligenza

A differenza della fotografia o della data di nascita, qui non si tratta di consuetudine. L’articolo 91 capoverso 1 della legge federale sugli stranieri e la loro integrazione dice: «Prima che lo straniero assuma un impiego, il datore di lavoro, esaminandone la carta di soggiorno o informandosi presso le autorità competenti, deve accertarsi che l’interessato è autorizzato a esercitare un’attività lucrativa in Svizzera.» È un obbligo di diligenza con un momento preciso: prima dell’assunzione.

Dietro c’è una norma penale. Secondo l’articolo 117, chi in qualità di datore di lavoro impiega intenzionalmente stranieri non autorizzati a esercitare un’attività lucrativa in Svizzera è punito con una pena detentiva fino a un anno o con una pena pecuniaria, con pene più severe nei casi gravi e con la multa quando l’autore ha agito per negligenza. Chi legge la tua candidatura porta una parte di quel rischio. È il motivo per cui la domanda sul permesso si pone apertamente al colloquio, mentre altre domande sulla persona non si possono porre: questa riguarda direttamente l’idoneità al posto.

Le istruzioni ufficiali, però, non ne parlano. La pagina di consigli per la candidatura di arbeit.swiss elenca il contenuto del curriculum — titolo «Curriculum Vitae», «dati personali, inclusa la vostra fotografia nell’apposito formato», attività professionali, istituti di formazione e formazioni continue, conoscenze linguistiche, competenze o attività specifiche, interessi personali, referenze — e il permesso non compare in quell’elenco. Lo stesso vale per le versioni tedesca, francese e inglese della stessa pagina, che fissano anche lo stesso limite di tre pagine. La riga non è dunque prescritta da nessuna parte: esiste perché esiste l’obbligo del datore di lavoro.

Da qui discendono la sua posizione e il suo tono. La posizione: fra i dati personali, dove il lettore cerca già la cittadinanza e i recapiti. Il tono: asciutto, una riga, senza giustificazioni. Spostare l’argomento in un paragrafo esplicativo della lettera di motivazione trasforma una formalità in un tema, e un tema invita al dubbio.

Per chi ha la cittadinanza svizzera la risposta giusta è il silenzio. L’obbligo dell’articolo 91 riguarda gli stranieri: non c’è alcun permesso da nominare, quindi non c’è alcuna riga da scrivere.

L’annuncio tace, la parola «patente» no

Abbiamo contato che cosa nominano davvero gli annunci svizzeri quando parlano di documenti, e il risultato spiega perché la riga va scritta per intero. Negli annunci redatti in italiano su SwissJobs.app la parola «permesso» non compare in nessun caso, mentre «patente» compare nel 7,6 per cento. Il documento che il mercato di lingua italiana nomina è quello di guida, non quello di soggiorno.

Nelle altre lingue il rapporto è lo stesso, con parole che si somigliano di più. Negli annunci in francese la parola «permis» compare nel 5,0 per cento dei casi e nell’88,1 per cento di essi si parla di guida — «permis de conduire», veicolo, consegne — mentre solo il 3,7 per cento riguarda un permesso di lavoro o di dimora. Negli annunci in tedesco una patente è richiesta 26 volte più spesso di un permesso di soggiorno. Negli annunci in inglese l’equivoco sparisce, perché «driving licence» e «work permit» sono due parole diverse.

La conseguenza pratica è semplice: nel CV il tipo va scritto per esteso, e la patente non va nella stessa rubrica del permesso. La patente appartiene alle competenze specifiche, il permesso ai dati personali. Chi le mette insieme costringe il lettore a decidere quale delle due lettere B sta guardando.

Conta anche la lingua in cui scrivi la riga. Negli annunci localizzati nel Ticino, il 70,2 per cento è redatto in italiano e il 24,4 per cento in inglese; nella Svizzera romanda il 57,4 per cento è in francese e il 33,5 per cento in inglese. La tua riga sarà letta nella lingua dell’annuncio: «permesso di dimora» in italiano, «Aufenthaltsbewilligung» in tedesco, «residence permit» in inglese.

Un’ultima nota di vocabolario: evita «visto di lavoro», che nel diritto svizzero dei permessi non esiste. La legge parla di permesso di soggiorno di breve durata, permesso di dimora, permesso di domicilio e permesso per frontalieri; il documento fisico si chiama carta di soggiorno (articolo 41).

Che cosa scrive ciascun titolare

La legge conosce quattro forme di base e ciascuna consente qualcosa di diverso. Il permesso di soggiorno di breve durata (articolo 32) è rilasciato per soggiorni di un anno al massimo, può essere prorogato fino a due anni e il cambiamento d’impiego è possibile solo per motivi gravi. Il permesso di dimora (articolo 33) vale per soggiorni di oltre un anno, è di durata limitata e prorogabile. Il permesso di domicilio (articolo 34) è di durata illimitata e non è vincolato a condizioni. Il permesso per frontalieri (articolo 35) vale per un’attività entro la zona di frontiera, con rientro settimanale al domicilio estero.

La Segreteria di Stato della migrazione li indica, per i cittadini UE/AELS, come «Permesso L UE/AELS (per dimoranti temporanei)», «Permesso B UE/AELS (permesso di dimora)», «Permesso C UE/AELS (permesso di domicilio)», «Permesso Ci UE/AELS (permesso di dimora con attività lucrativa)» e «Permesso G UE/AELS (per frontalieri)». I cittadini di Stati terzi portano le stesse lettere senza la sigla, cui si aggiungono i permessi F per le persone ammesse provvisoriamente, N per i richiedenti l’asilo e S per le persone bisognose di protezione.

Quattro righe tipo coprono quasi tutti i casi. Con il C: «Permesso di domicilio (C), durata illimitata». Con il B: «Permesso di dimora (B UE/AELS), valido fino al 03/2028, cambiamento d’impiego senza nuova autorizzazione». Con il L: «Permesso di soggiorno di breve durata (L), valido fino al 11/2026, proroga possibile». Con il G: «Permesso per frontalieri (G), residenza a Como, valido fino al 05/2027».

La mezza frase attaccata al permesso B è la parte più utile dell’intera rubrica, e quasi nessuno la scrive. L’articolo 38 capoverso 2 stabilisce che il titolare di un permesso di dimora ammesso per esercitare un’attività lucrativa può esercitarla in tutta la Svizzera e non necessita di un’autorizzazione per cambiare impiego. La domanda dietro la domanda è sempre se assumerti faccia partire una procedura: quella mezza frase risponde.

Con il permesso L conviene invece dichiarare il limite. L’articolo 38 capoverso 1 subordina il cambiamento d’impiego a motivi gravi e alle condizioni degli articoli 22 e 23. Dirlo dopo la promessa d’assunzione costa settimane a entrambe le parti; dirlo nel CV costa una riga.

E se un permesso non ce l’hai ancora, descrivi la situazione invece di un desiderio. «Cittadina portoghese, residente a Porto, nessun permesso ancora richiesto, entrata in servizio da concordare» è un’informazione utilizzabile. I cittadini di Stati terzi aggiungono la precisazione che scioglie l’equivoco più diffuso: secondo l’articolo 11 capoverso 3, se si tratta di attività lucrativa dipendente il permesso dev’essere chiesto dal datore di lavoro, non dal candidato.

Quale data scrivere — e perché il permesso C non ne ha

La riga sbagliata più frequente nei CV svizzeri è «permesso C, valido fino al …». È sbagliata, ed è un errore comprensibile, perché sulla tessera una data c’è davvero. L’articolo 34 capoverso 1 dice che «il permesso di domicilio è di durata illimitata e non è vincolato a condizioni». L’articolo 41 capoverso 3 dice che «la carta di soggiorno per i titolari del permesso di domicilio è rilasciata a fini di controllo per una durata di cinque anni». La data appartiene quindi al documento, non allo status: ricopiarla nel CV inventa una scadenza all’unico permesso che non ne ha.

Per i permessi a termine, al contrario, la data è la sostanza della riga. Il permesso di dimora è di durata limitata e prorogabile se non vi sono motivi di revoca (articolo 33 capoverso 3); il permesso di breve durata scade dopo un anno al massimo e si proroga fino a due (articolo 32); il permesso per frontalieri è di durata limitata e prorogabile (articolo 35 capoverso 3). Mese e anno bastano: il giorno è una precisione che nessuno usa.

Che il tema vero sia la durata si vede nei pochi annunci che lo affrontano. Sono rari — all’incirca un annuncio su ottocento nomina un requisito di permesso o di sponsorizzazione — ma quando lo fanno, in circa metà dei casi usano la parola «valido», «gültig» o «valable». Solo una minoranza nomina una lettera: la maggior parte scrive «permesso di lavoro valido» e lascia a te la precisazione.

Se il permesso scade nei prossimi mesi, metti la procedura nella riga invece di lasciare un vuoto: «Permesso di dimora (B), valido fino al 10/2026, proroga richiesta in agosto». È verificabile, datato, e anticipa la domanda ovvia. Una data scaduta senza commento produce esattamente l’incertezza che la riga doveva togliere.

Che cosa non ci va: il numero del documento, una fotografia o scansione della carta, il nome dell’ufficio cantonale, la data d’ingresso in Svizzera. Il documento viene esaminato in originale prima dell’assunzione; fino ad allora lo status basta.

Frontalieri, cambiamento di Cantone, Stati terzi

In Ticino la rubrica riguarda più persone che altrove, perché il permesso G è di casa. La sua logica è particolare: vale per un’attività entro la zona di frontiera e impone il rientro almeno settimanale al luogo di residenza all’estero (articolo 35 capoversi 1 e 2). Il titolare può esercitare temporaneamente l’attività fuori dalla zona di frontiera e, se intende trasferire il centro dell’attività nella zona di frontiera di un altro Cantone, deve chiedere prima il permesso del nuovo Cantone (articolo 39 capoverso 1).

L’anzianità cambia tutto e va scritta. Dopo cinque anni di attività ininterrotta il frontaliere ha diritto al cambiamento di Cantone (articolo 39 capoverso 1) e al cambiamento d’impiego (articolo 39 capoverso 2); l’articolo 35 capoverso 4 gli dà inoltre diritto alla proroga del permesso in assenza di motivi di revoca. Una riga come «Permesso per frontalieri (G) dal 2019, diritto al cambiamento d’impiego» dice al datore di lavoro che l’assunzione non dipende da una valutazione discrezionale.

Anche per i residenti il Cantone conta. Secondo l’articolo 37, il titolare di un permesso di breve durata o di dimora che intende trasferire la residenza in un altro Cantone deve chiedere prima il permesso del nuovo Cantone; il titolare di un permesso di dimora ha diritto di cambiare Cantone se non è disoccupato e non sussistono motivi di revoca; per soggiornare temporaneamente in un altro Cantone non è necessario alcun permesso. Chi da Lugano si candida a Zurigo può sistemare la cosa con un inciso invece di lasciarla in sospeso.

Per i cittadini di Stati terzi resta un ostacolo che nessuna formulazione cancella. L’articolo 21 fissa una priorità: lo straniero può essere ammesso per esercitare un’attività lucrativa solo se è dimostrato che non è possibile reperire un lavoratore indigeno o un cittadino di uno Stato con cui è stato concluso un accordo di libera circolazione corrispondente al profilo richiesto; l’articolo 20 consente inoltre al Consiglio federale di stabilire contingenti massimi. Lo stesso articolo 21 precisa che sono considerati lavoratori indigeni anche i titolari di un permesso di domicilio e i titolari di un permesso di dimora autorizzati a esercitare un’attività lucrativa. Chi ha già un B appartiene dunque al gruppo prioritario: ragione in più per scriverlo in chiaro.

Un dato di mercato utile a chi si candida dall’estero: il trasloco non si negozia ovunque. Fra gli annunci redatti in inglese, il 3,1 per cento nomina un trasferimento o un pacchetto di ricollocazione; fra quelli in tedesco lo fa lo 0,2 per cento; fra quelli in francese e in italiano, nessuno di quelli contati. Se ti serve un datore di lavoro disposto a condurre la procedura, è nel segmento anglofono che questa disponibilità viene messa per iscritto.

Un’ultima prova prima di inviare il dossier: rileggi la riga come la leggerà chi dovrà verificarla. Ci trova un tipo di permesso in chiaro, una lettera, una data oppure la dicitura «durata illimitata», e un’indicazione di che cosa comporta assumerti? Se sì, ha già ciò che la legge lo obbligherà ad accertare prima del tuo primo giorno.

Tutti i dati di mercato sono stati contati il 22 agosto 2026 sullo stock di annunci attivi di SwissJobs.app. Il conteggio delle parole si basa sul riassunto redazionale di ogni annuncio e sul titolo; il riassunto è ricavato dal testo dell’annuncio al momento della registrazione e riflette quindi ciò che un annuncio richiede, non le parole esatte del testo integrale. Le condizioni accessorie possono cadere in un riassunto: tutte le quote citate sono perciò limiti inferiori, il che non altera il rapporto fra patente e permesso, perché entrambi subiscono la stessa riduzione. Sono stati analizzati soltanto gli annunci dotati di un riassunto utilizzabile, circa tre su quattro dello stock. Il raggruppamento linguistico segue la lingua di redazione dell’annuncio, non il luogo del posto; le quote regionali riguardano gli annunci localizzati nelle principali località ticinesi e romande. Il requisito di lingua proviene da un campo strutturato per annuncio, non dal conteggio delle parole. Pubblichiamo quote e rapporti, mai effettivi assoluti. Le indicazioni giuridiche provengono dalla legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (RS 142.20), le denominazioni dei permessi dalla Segreteria di Stato della migrazione e il contenuto del curriculum dalla pagina di consigli per la candidatura di arbeit.swiss; consultati il 22 agosto 2026.

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Fonti

Domande correlate

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Che cosa dice il nostro indice sul mercato svizzero

Calcolato in tempo reale sul nostro indice, non ripreso da uno studio. Solo quote, dato di oggi.

Lingua in cui è scritto l’annuncio

Deutsch
60%
English
23%
Français
13%
Italiano
3%

Tra gli annunci che indicano una lingua, la quota che chiede

Deutsch
70%
English
43%
Français
21%
Italiano
3%

19% pubblicati negli ultimi 7 giorni · Mercati principali: Zürich 18% · Bern 10% · Genève 5% · Basel 5%