Il dossier di candidatura svizzero — quali allegati, in quale ordine, in quale file
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In Svizzera il dossier è fatto di quattro documenti, e le fonti ufficiali arrivano a dire anche come vanno raggruppati. Quello che cambia tutto è dove finisce la candidatura: negli annunci in italiano il percorso è concentratissimo, e in un caso su tre passa da un intermediario che inoltrerà il dossier ad aziende di cui non conoscete ancora il nome. Conteggio sugli annunci attivi di SwissJobs.app, con i testi di legge che stabiliscono quali documenti aggiuntivi un datore di lavoro può davvero pretendere.
- Quali allegati servono per una candidatura in Svizzera?
- Come preparo un dossier di candidatura completo?
- In che ordine vanno messi i certificati di lavoro?
- Chi indicare come referenza in Svizzera?
Quali allegati servono per una candidatura in Svizzera?
In breve
Una candidatura svizzera è fatta di quattro documenti: lettera di motivazione, curriculum vitae, certificati di lavoro e diplomi. arbeit.swiss chiede che siano raggruppati in un unico file PDF, con i certificati senza lacune e in ordine cronologico, dal più recente. Le referenze non sono un allegato: nel CV si indica soltanto che vengono fornite su richiesta. Tutto il resto — estratto del casellario giudiziale, estratto delle esecuzioni, copia del permesso — diventa allegato solo se il posto lo richiede davvero.
Questa è la regola di forma. Quello che potete effettivamente allegare lo decide però il modulo alla fine dell’annuncio, e per gli annunci in italiano quel modulo è quasi sempre lo stesso. Tra gli annunci in italiano su SwissJobs.app, il 46,5 per cento porta a una piattaforma svizzera di candidatura e il 33,9 per cento a un’agenzia di collocamento; solo il 15,7 per cento porta al sito dell’azienda e il 3,4 per cento a un sistema di reclutamento internazionale. Le dieci destinazioni più frequenti coprono da sole l’87,1 per cento.
Questa concentrazione è una buona notizia pratica: un dossier preparato bene una volta serve quasi ovunque. Ma cambia anche una cosa. Con un terzo delle candidature che passa da un intermediario, il dossier viaggia oltre il primo destinatario, e i certificati incompleti non possono essere spiegati a voce da chi lo inoltra. Per questo la completezza conta più della forma, e per questo l’elenco delle referenze resta fuori dall’invio iniziale.
- Rispettate l’ordine dentro il PDF: lettera di presentazione o motivazione, curriculum vitae, certificati di lavoro, diplomi e certificazioni. È la sequenza indicata dall’orientamento professionale svizzero per il dossier classico, e arbeit.swiss aggiunge che tutti i documenti devono essere raggruppati in un unico file PDF, diplomi e certificazioni compresi. Un dossier con le pagine in ordine sparso costringe chi legge a cercare, e chi legge non cerca a lungo.
- I certificati di lavoro vanno allegati tutti, dal più recente. arbeit.swiss scrive che non devono presentare lacune e vanno consegnati in ordine cronologico. Se ve ne manca uno, chiedetelo: l’art. 330a CO vi permette di chiedere in ogni momento al datore di lavoro un attestato che indichi la natura e la durata del rapporto di lavoro e si pronunci sulle prestazioni e sulla condotta. Su richiesta esplicita, l’attestato si limita alla natura e alla durata — la versione da scegliere quando un attestato completo vi penalizzerebbe.
- Per i diplomi allegate il titolo richiesto, non la raccolta completa. Gli attestati di corsi accumulati negli anni non rafforzano il dossier, lo diluiscono. Se il titolo è stato conseguito all’estero, aggiungete una riga con la corrispondenza svizzera: senza quella riga il titolo viene letto come un’affermazione, non come una qualifica.
- Non allegate l’elenco delle referenze. La prassi descritta da arbeit.swiss è indicare nel CV che le referenze si forniscono su richiesta, ed eventualmente consegnarle durante il colloquio. Non è una formalità: nomi e numeri di persone che non sanno ancora di essere chiamate non devono circolare in un’azienda in cui non lavorate.
- L’estratto specifico del casellario non si allega mai per prudenza. Secondo l’art. 55 della legge sul casellario giudiziale può esigerlo solo chi offre — o funge da intermediario per — un’attività professionale o extraprofessionale organizzata che implica un contatto regolare con minori o altre persone particolarmente vulnerabili, oppure un’attività nel settore sanitario con contatto diretto con i pazienti. E alla richiesta va allegato un modulo ufficiale in cui il datore di lavoro lo conferma. Tra gli annunci in italiano, il 2,2 per cento dei titoli rientra in questi ambiti.
- L’estratto delle esecuzioni segue una logica diversa: il datore di lavoro può ottenerlo da sé. L’art. 8a LEF consente a chiunque renda verosimile un interesse di consultare i registri e chiederne estratti, e tale interesse è considerato verosimile in particolare quando la domanda ha un nesso diretto con la conclusione di un contratto. Lo stesso articolo però protegge: le esecuzioni nulle, annullate o ritirate non vengono comunicate a terzi, e il diritto di consultazione dei terzi si estingue cinque anni dopo la chiusura del procedimento.
- Tenete pronti due file, non uno. Anche se il percorso è concentrato, i moduli non sono identici: alcuni hanno un campo per il CV e un secondo per gli altri documenti. Il dossier completo in PDF più il CV separato coprono entrambi i casi senza ritagli dell’ultimo minuto — e servono più volte, perché il 55,0 per cento dei datori di lavoro presenti nell’inventario ha più di un annuncio attivo contemporaneamente.
I quattro documenti e la regola del file unico
Le fonti ufficiali svizzere dicono la stessa cosa con parole diverse: il dossier comprende una lettera di presentazione o motivazione, un curriculum vitae, i certificati di lavoro e i diplomi. L’orientamento professionale precisa che oggi le candidature si presentano in formato digitale, per e-mail o tramite il portale d’impiego dell’azienda, e che i documenti vanno caricati possibilmente in formato PDF. arbeit.swiss è più netta: tutti i documenti devono essere raggruppati in un unico file PDF, e lo stesso vale per diplomi e certificazioni.
La regola del file unico è il consiglio pratico vero. Un dossier circola dentro l’azienda: dal reclutatore al responsabile della posizione, a volte a un secondo interlocutore. Un file sopravvive a questo percorso; sette allegati perdono pezzi per strada, e il pezzo che si perde non è mai quello che avreste sacrificato voi. In più elimina una piccola seccatura evitabile: nessuno deve rimettere in ordine le vostre pagine prima di leggerle.
Le eccezioni sono quelle che l’annuncio nomina. A seconda del settore e del datore di lavoro può essere richiesto altro — un video di candidatura, un saggio di lavoro, una lettera scritta a mano. Sono richieste, non occasioni. Un saggio di lavoro inviato di propria iniziativa non è intraprendenza: è un file in più che nessuno ha chiesto.
Il percorso italofono: concentrato, e spesso mediato
La domanda sugli allegati ha una seconda metà di cui le guide parlano poco: non siete voi a decidere quanti file caricare, lo decide il modulo. E il modulo dipende molto dalla lingua dell’annuncio. Negli annunci in italiano su SwissJobs.app, le dieci destinazioni più frequenti coprono l’87,1 per cento del totale; negli annunci in tedesco le prime dieci si fermano al 40,2 per cento e in inglese al 30,5 per cento. Chi si candida in italiano incontra quindi quasi sempre lo stesso tipo di modulo.
La seconda particolarità è il peso dell’intermediazione: il 33,9 per cento degli annunci in italiano porta a un’agenzia di collocamento, contro il 2,2 per cento in tedesco. Un’agenzia riceve un dossier destinato a essere inoltrato ad aziende che voi non avete ancora scelto. È esattamente per questo che i certificati devono essere completi: chi inoltra non può spiegare una lacuna al posto vostro, e un dossier parziale viene semplicemente messo da parte.
La stessa concentrazione ha però un vantaggio. Preparato una volta, il dossier resta valido per la maggior parte delle candidature successive, e vale la pena curarlo: nomi dei file leggibili, ordine corretto, certificati aggiornati. Il tempo che in tedesco si perde ad adattarsi a moduli sempre diversi — quasi mille destinazioni distinte, e sull’intero inventario il 45,1 per cento delle destinazioni porta un solo annuncio — in italiano si può investire nel contenuto.
I documenti aggiuntivi e chi può pretenderli
Oltre ai quattro documenti c’è un limite di legge. L’art. 328b CO consente al datore di lavoro di trattare dati concernenti il lavoratore soltanto in quanto si riferiscano all’idoneità lavorativa o siano necessari all’esecuzione del contratto di lavoro; per il resto vale la legge sulla protezione dei dati. La norma è collocata formalmente nel diritto del rapporto di lavoro in corso, ma è il metro con cui misurare una richiesta insolita: deve avere a che fare con il posto.
L’estratto specifico per privati è l’esempio più chiaro, perché la legge nomina le situazioni. L’art. 55 della legge sul casellario giudiziale riserva il diritto di esigerlo, per esaminare la reputazione, a chi offre un’attività professionale o extraprofessionale organizzata implicante un contatto regolare con minori o altre persone particolarmente vulnerabili, oppure inerente al settore sanitario e implicante un contatto diretto con i pazienti, o funge da intermediario per una simile attività. Chi lo esige può utilizzarlo e trasmetterlo soltanto per quello scopo, e alla richiesta va allegato un modulo ufficiale in cui l’offerente conferma che la persona si candida proprio a una tale attività. Senza quel modulo l’estratto non viene rilasciato: il controllo sulla legittimità della richiesta è già dentro la procedura.
L’estratto del registro delle esecuzioni funziona all’inverso, perché il datore di lavoro può procurarselo direttamente. L’art. 8a LEF apre la consultazione a chiunque renda verosimile un interesse e precisa che tale interesse è reso verosimile in particolare quando la domanda risulta da un nesso diretto con la conclusione o la liquidazione del contratto. Lo stesso articolo limita però ciò che i terzi possono vedere ed estingue il loro diritto di consultazione cinque anni dopo la chiusura del procedimento. Una vicenda vecchia e chiusa, quindi, non parla più di voi — a meno che siate voi a parlarne.
Che cosa non è un allegato
Le referenze. Stanno in una riga del CV, «su richiesta», e si consegnano al colloquio. È la prassi descritta da arbeit.swiss e tutela persone che non sono ancora state avvisate.
Le buste paga. Non fanno parte del dossier e non dicono nulla sulla vostra idoneità, solo sulla vostra posizione negoziale. Se l’annuncio chiede un’aspettativa salariale, si risolve con una frase nella lettera, non con un allegato.
Il permesso di soggiorno e i documenti d’identità. Lo stato del permesso è una riga nel CV; il documento serve al momento del contratto, non della candidatura.
E tutto ciò che l’annuncio non ha chiesto. L’inventario mostra quanto i canali siano diversi tra loro; quello che non mostra da nessuna parte è un datore di lavoro che premia un allegato non richiesto. Un dossier non diventa più forte diventando più spesso. Diventa più forte quando i quattro documenti attesi sono completi, aggiornati e nell’ordine in cui ci si aspetta di trovarli.
I dati di mercato sono stati conteggiati il 22 agosto 2026 sugli annunci attivi su SwissJobs.app in quel momento. La base è la destinazione del link di candidatura di ogni annuncio, raggruppata per tipo: sistemi di reclutamento internazionali noti, piattaforme svizzere di candidatura consolidate, portali cantonali e comunali, agenzie di collocamento e tutto il resto, riportato qui come sito proprio dell’azienda — quest’ultimo gruppo contiene anche le destinazioni non attribuibili a nessuna famiglia nota, ed è quindi semmai sovrastimato. Le quote per lingua si riferiscono alla lingua dell’annuncio; gli annunci in italiano sono una piccola minoranza dell’inventario attivo, per cui i valori qui riportati vanno letti come ordini di grandezza e non come misure precise. La quota di professioni con contatto con minori o pazienti è stata ricavata dai titoli delle posizioni ed è un limite inferiore, perché i titoli non nominano sempre il contesto. I riferimenti giuridici provengono dal Codice delle obbligazioni, dalla legge sul casellario giudiziale e dalla legge sull’esecuzione e sul fallimento nella versione pubblicata su fedlex.admin.ch; non sostituiscono una consulenza legale.
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Creare un curriculum con IA: per un annuncio precisoCome preparo un dossier di candidatura completo?
In breve
In due strati, e quello inferiore si prepara per primo. La base — tutti i certificati di lavoro, i diplomi, un curriculum lungo di riferimento — è pronta prima ancora di aprire il primo annuncio: arbeit.swiss chiede che i certificati di lavoro siano senza lacune, in ordine cronologico a partire dal più recente, e che tutti i documenti siano raggruppati in un unico file PDF. Lo strato superiore, la lettera di motivazione e un curriculum orientato al posto, richiede un’ora per candidatura. «Completo» vuol dire senza lacune, non voluminoso.
Questo ordine non è una questione di stile: discende da come è fatto il mercato svizzero. Il 93 per cento degli annunci attivi su SwissJobs.app proviene da un datore di lavoro che ha più di un posto aperto nello stesso momento, l’80,6 per cento da uno che ne ha almeno cinque. Togliendo del tutto le dieci fonti maggiori, fra tutte le altre la quota resta al 91,1 per cento. La base non prepara quindi una candidatura, ma una stagione di candidature, spesso presso le stesse aziende e a volte per due posti nella stessa casa.
Il secondo dato che impone quest’ordine è l’età degli annunci. Solo il 13,8 per cento degli annunci attivi è comparso negli ultimi sette giorni; quello mediano è online da poco più di due settimane e mezza e il 27,4 per cento da oltre sessanta giorni. Un certificato di lavoro mancante non si ottiene in quel lasso di tempo: un ex datore di lavoro che prende tempo impiega più dell’intera procedura di selezione. Chi mette insieme la base dopo aver trovato l’annuncio si candida in ritardo oppure incompleto.
- Costruite la base prima della prima candidatura, non durante. Tutti i certificati di lavoro, tutti i diplomi, una versione lunga del curriculum: scansionati una volta, ordinati come indica arbeit.swiss e riuniti in un unico PDF. È il file da cui verranno ritagliate tutte le candidature successive.
- Chiedete oggi i certificati che mancano. L’art. 330a del Codice delle obbligazioni vi dà il diritto di chiederne ognora uno che indichi natura e durata del rapporto di lavoro e si pronunci su prestazioni e condotta, e arbeit.swiss consiglia di richiederli in tempo utile. Entrambe le frasi esistono perché i datori di lavoro sono lenti e le procedure di selezione no.
- Decidete presto quale sarà la seconda lingua del dossier. Quasi tre quarti degli annunci che chiedono l’italiano chiedono anche tedesco, francese o inglese. Una versione che esisterà solo quando qualcuno la chiederà vi costa esattamente la candidatura per cui sarebbe servita.
- Trattate ogni annuncio come una lista di controllo. Quasi due terzi degli annunci attivi indicano insieme requisito linguistico, tipo di rapporto e luogo preciso. Passateli in rassegna e segnate dove, nel dossier, ciascuno trova risposta. Ciò che resta senza segno va nella lettera, in una frase intera e non in un inciso.
- Fate le tre verifiche indicate da arbeit.swiss prima di inviare: errori d’ortografia o di formattazione, completezza della documentazione, file denominati correttamente. Si invia in PDF e da un indirizzo e-mail adeguato che contenga possibilmente nome e cognome. È l’ultima mezz’ora in cui un buon dossier si può ancora perdere.
- Non scartate un annuncio vecchio, ma leggetelo per quello che è. Più di un quarto degli annunci attivi è online da oltre sessanta giorni: il vostro non sarà il primo dossier che chi seleziona apre, e una parte mancante lì si nota prima. arbeit.swiss suggerisce del resto di informarsi con cortesia sullo stato della procedura, e un annuncio di quell’età è proprio il caso in cui conviene farlo.
In Ticino un dossier completo è quasi sempre un dossier in due lingue
È il punto che sorprende di più chi cerca lavoro nella Svizzera italiana. L’italiano è richiesto nel 2,8 per cento degli annunci attivi su SwissJobs.app, ma fra questi il 72,2 per cento chiede anche almeno un’altra lingua: il tedesco nel 62,7 per cento dei casi, il francese nel 43,7, l’inglese nel 35,7. Nessun’altra lingua nazionale mostra una richiesta plurilingue così marcata. Un dossier che esiste solo in italiano risponde perciò a una parte soltanto di ciò che il mercato chiede, e non alla parte più grande.
La conseguenza pratica non è tradurre tutto, ma scegliere presto quale seconda versione mantenere davvero aggiornata. Una versione tedesca o inglese del curriculum appartiene alla base, esattamente come i certificati: si prepara una volta, si aggiorna insieme all’originale ed esiste il giorno in cui un annuncio la richiede. La lettera, invece, si scrive sempre nella lingua dell’annuncio: è la prima prova di livello che il datore di lavoro legge, prima ancora della riga del curriculum che quel livello lo dichiara.
La base: il lavoro che si fa una volta sola
Nella base sta tutto ciò che non cambia da una candidatura all’altra: tutti i certificati di lavoro, i diplomi e gli attestati di formazione continua, più una versione lunga del curriculum da cui poi si taglia. Qui si trova l’unico pezzo del dossier che non potete produrre da soli. arbeit.swiss gli dedica una frase sola, ma chiara: assicuratevi di avere a disposizione tutti i certificati di lavoro e richiedeteli in tempo utile al datore di lavoro. Il diritto corrispondente è nell’art. 330a del Codice delle obbligazioni: il lavoratore può ognora chiedere al datore di lavoro un attestato che indichi la natura e la durata del rapporto di lavoro e si pronunci sulle prestazioni e sulla condotta. «Ognora» significa anche questo: non soltanto al momento di andarsene e non soltanto nelle settimane successive.
In pratica è il lavoro di una sera. Primo: elencare i vuoti, cioè le posizioni presenti nel curriculum senza il relativo certificato e le formazioni senza attestato. Secondo: chiedere i documenti mancanti, indicando con precisione il periodo. Terzo: scansionare tutto una volta, ordinarlo come indica arbeit.swiss e archiviarlo come un unico file. Da quel momento una candidatura non costa più una serata ma un’ora, ed è esattamente la differenza fra dodici candidature al mese e tre.
Lo strato superiore: leggere l’annuncio come una lista di controllo
Un annuncio svizzero di solito dice da sé che cosa significa «completo» per lui. Il 63,1 per cento degli annunci attivi su SwissJobs.app indica contemporaneamente i tre elementi duri — un requisito linguistico, il tipo di rapporto di lavoro e un luogo di lavoro preciso invece del semplice «Svizzera» — e un altro 35,5 per cento ne indica due. Il vostro dossier è completo per quell’annuncio quando ognuno di quei punti trova risposta da qualche parte: la lingua con un livello documentato nel curriculum, il grado di occupazione con una frase esplicita sulla disponibilità, il luogo con una riga sul tragitto o sul trasferimento. Ciò che l’annuncio chiede e il dossier tace, chi legge lo completa con un’ipotesi, e l’ipotesi raramente vi favorisce.
A ogni candidatura si riscrivono davvero solo due cose: la lettera di motivazione e la parte alta del curriculum. Per la lettera arbeit.swiss elenca gli elementi formali — indirizzo del mittente, indirizzo del destinatario, data, oggetto, appellativo, formula di saluto e firma — e la definisce il vostro biglietto da visita, che offre al potenziale datore di lavoro una panoramica di competenze, qualifiche e motivazione per il posto vacante. Il resto si prende dalla base senza riscritture. Il curriculum, ricorda lo stesso portale, non deve superare le tre pagine ed è strutturato dal più recente al più remoto.
Quando il settore chiede più delle tre parti
orientamento.ch ricorda che il formato e il contenuto del dossier possono variare a seconda del settore e dell’azienda: è possibile che venga richiesta una candidatura video, un test di valutazione o una lettera di candidatura scritta a mano. In questi casi la completezza non si misura sull’elenco standard, ma su ciò che il mestiere si aspetta di vedere. Chi progetta, sviluppa o scrive tiene accanto ai certificati una piccola selezione di lavori; chi insegna o cura tiene a portata di mano le autorizzazioni e le iscrizioni necessarie all’esercizio. Anche queste parti stanno nella base, non nell’ora prima dell’invio.
Lo stesso portale aggiunge un dettaglio di forma che si trascura proprio nel momento dell’invio: assicurarsi di aver inviato o caricato correttamente i documenti, possibilmente in formato PDF. L’ordine conta perché chi apre il file non cerca, scorre. Un dossier in cui la lettera compare dopo i diplomi si legge come un raccoglitore, non come una candidatura.
I dati di mercato provengono dagli annunci attivi su SwissJobs.app il 22 agosto 2026 e sono indicati sempre come quote, mai come cifre assolute. Il datore di lavoro è il nome che l’annuncio stesso riporta; le agenzie di collocamento non sono escluse e le varianti di scrittura della stessa azienda contano separatamente, per cui le quote relative ai datori di lavoro con più posti aperti sono semmai sottostimate. L’età di un annuncio è la distanza fra la data che l’annuncio indica e il giorno di riferimento, misurata sul 99,7 per cento di annunci che riportano una data. I requisiti linguistici sono contati fra gli annunci che ne enunciano uno esplicitamente. La composizione del dossier, il limite delle tre pagine, l’ordine dei certificati e le verifiche prima dell’invio provengono dai consigli per la candidatura di arbeit.swiss (SECO); i formati legati al settore da orientamento.ch; il diritto all’attestato di lavoro dal Codice delle obbligazioni nella versione pubblicata su Fedlex.
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La maggior parte invia lo stesso CV ovunque. L’editor riscrive il tuo sull’annuncio — formato svizzero, lingua giusta, in circa un minuto.
Creare un curriculum con IA: per un annuncio precisoIn che ordine vanno messi i certificati di lavoro?
In breve
In ordine cronologico inverso: il certificato di lavoro più recente in cima, poi a ritroso fino al più antico, senza anni scoperti nel mezzo. arbeit.swiss lo pone come obbligo: i certificati di lavoro non devono presentare lacune e vanno consegnati in ordine cronologico, partendo dal più recente, e tutti i documenti devono essere raggruppati in un unico file PDF. Nel dossier la pila sta dopo la lettera di motivazione e il curriculum, prima dei diplomi. Un certificato intermedio resta alla data del rapporto di lavoro che descrive.
Il verso di lettura non è una questione di gusto: è quello dell’intero dossier. Anche il curriculum segue la stessa regola, perché arbeit.swiss chiede che sia strutturato cronologicamente, a cominciare dall’esperienza più recente. Una pila ordinata al contrario costringe chi legge a rovesciare l’asse del tempo a metà file, e la prima pagina dopo il curriculum è l’unica del blocco che verrà letta con certezza. Metterci l’attestato di uno stage di vent’anni fa significa sprecarla.
La regola presuppone che i rapporti di lavoro si susseguano. Negli annunci in italiano è quasi sempre così: fra quelli che dichiarano una forma d’impiego, il 94,7 per cento è dichiarato a tempo pieno, il 4,5 per cento a tempo parziale e appena lo 0,8 per cento a termine — la quota di impieghi non standard più bassa fra le quattro lingue, contro il 9,6 per cento degli annunci in inglese. In Ticino la pila è dunque sottile e ogni foglio copre più anni: proprio per questo una lacuna pesa il doppio, e va chiusa prima di spedire.
- Si ordinano pagine, non buone intenzioni. La pila è una sequenza di pagine dentro un solo PDF: lettera di motivazione, curriculum, certificati di lavoro dal più recente al più antico, poi diplomi e attestati di formazione. orientamento.ch, il servizio del CSFO su incarico dei Cantoni, ricorda che oggi le candidature si presentano quasi sempre in forma digitale ed è bene assicurarsi di aver inviato o caricato correttamente i documenti, possibilmente in formato PDF.
- Il rapporto di lavoro in corso sta in cima anche senza certificato finale. È il compito del certificato intermedio, e la base legale sta in una parola. L’art. 330a CO stabilisce che il lavoratore può ognora chiedere al datore di lavoro un attestato che indichi la natura e la durata del rapporto di lavoro e si pronunci sulle prestazioni e sulla condotta. «Ognora» vale anche durante un impiego che continua. Senza quel foglio la pila comincia dal datore di lavoro precedente, ed è lì che nasce la domanda.
- Due impieghi paralleli si ordinano per data di fine. Due tempi parziali portati avanti insieme per tre anni producono due certificati con date quasi identiche: sopra quello concluso più tardi, subito sotto l’altro, e nel curriculum le due righe con le rispettive percentuali, così chi legge ritrova i fogli dove li cerca. Non si elimina il più piccolo per rendere la sequenza più pulita: un anno mancante si nota più di un impiego breve.
- Un impiego tramite agenzia di collocamento si colloca alla data dell’ultima missione. Il datore di lavoro era l’agenzia e non l’azienda in cui prestavate servizio, e il documento che ricevete copre di solito più missioni insieme. Vale come un certificato e occupa il posto in cui quel rapporto di lavoro si è chiuso. Le aziende presso cui siete stati impiegati si citano nel curriculum, non spezzando la pila in tanti pezzi.
- La versione breve mantiene il suo posto nella cronologia. L’art. 330a cpv. 2 CO prevede che, a richiesta esplicita del lavoratore, l’attestato sia limitato alla natura e alla durata del rapporto di lavoro. Sono fogli corti e si notano: spostarli in fondo non li nasconde, perché la sequenza delle date è la prima cosa che si controlla. Una frase nel curriculum su come quel rapporto si è concluso funziona meglio di un ordine forzato.
- Tirocinio e stage chiudono la pila, i diplomi formano il blocco successivo. La serie finisce con il rapporto di lavoro più antico, di norma l’azienda formatrice o il primo stage. Solo dopo vengono i titoli di studio e gli attestati di formazione continua, anch’essi dal più recente e, secondo la stessa indicazione, raccolti nello stesso file. Due blocchi, due assi temporali, orientati nella stessa direzione.
- Controllate il file, non l’elenco che avete in mente. I certificati sono quasi sempre scansioni, quindi immagini senza testo ricercabile: raddrizzatele, una pagina per pagina, un solo orientamento, e niente fotografie di fogli scattate al telefono. Prima dell’invio arbeit.swiss indica tre verifiche — errori d’ortografia o di formattazione, completezza della documentazione e denominazione corretta dei file. Un dossier protetto da password è il modo più sicuro per non essere letti.
La parola della legge e la parola dell’uso
Chi cerca la regola nel Codice delle obbligazioni non trova la parola che usiamo tutti i giorni. L’art. 330a parla di «attestato»: il lavoratore può ognora chiedere al datore di lavoro un attestato che indichi la natura e la durata del rapporto di lavoro e si pronunci sulle prestazioni e sulla condotta del lavoratore. arbeit.swiss, la piattaforma della SECO e dei Cantoni, usa invece «certificati di lavoro», che è il termine corrente nelle candidature. È lo stesso documento, ed è utile saperlo quando si scrive a un ex datore di lavoro per reclamarlo.
Sull’ordine, il testo di arbeit.swiss è esplicito: assicuratevi di avere a disposizione tutti i certificati di lavoro necessari e richiedeteli in tempo utile al datore di lavoro; i certificati di lavoro non devono presentare lacune e vanno consegnati in ordine cronologico, partendo dal più recente; tutti i documenti devono essere raggruppati in un unico file PDF, e lo stesso vale per diplomi e certificazioni.
Ne esce una specifica, non un consiglio: un file, blocchi in sequenza fissa e, dentro il blocco dei certificati, il tempo che risale. Discostarsene significa discostarsi dall’unica descrizione a cui, in una selezione svizzera, tutte le parti possono richiamarsi — compresa la persona delle risorse umane che al vostro dossier dedica due minuti.
Quando la cronologia non si mette in fila
Una fila presuppone che una fila ci sia. Tre impieghi fissi consecutivi la formano; due percentuali di lavoro, un mandato e due missioni temporanee no. Il mercato di lingua italiana è quello in cui la prima figura resta la norma: fra gli annunci che dichiarano una forma d’impiego, il 5,3 per cento è a tempo parziale o a termine, contro il 9,4 per cento degli annunci in tedesco e il 9,1 per cento di quelli in francese. Meno rapporti, più lunghi, e una pila di certificati corrispondentemente corta.
Il rovescio della medaglia è che ogni foglio copre più anni, e quindi ogni foglio mancante apre un buco più largo. In una carriera fatta di due o tre rapporti lunghi, un certificato assente non è una piccola omissione: è un terzo del percorso. Chi legge se ne accorge alla prima occhiata alle date, prima ancora di aver letto una riga di contenuto.
Il caso che scompone l’ordine, in Ticino, arriva spesso dall’altra parte del confine. Una pila che mette insieme documenti svizzeri e italiani non va divisa per Paese né per lingua: si ordina per data, come se ogni foglio fosse svizzero. Dove un documento non ha un equivalente qui — una lettera di referenze, una dichiarazione di servizio — basta una riga nel curriculum che spieghi che cosa attesta e quale periodo copre. Raggruppare davanti i documenti svizzeri è la manovra più visibile che si possa tentare.
La lacuna nella pila, e che cosa dà il diritto
«Senza lacune» è la metà esigente della consegna. Un rapporto di lavoro mancante salta all’occhio in una pila datata, perché due date non si toccano, e il sospetto che una lacuna genera è quasi sempre più grande di ciò che nasconde. Il primo gesto è quindi richiedere il documento; riordinare non è un gesto.
Il diritto è breve e netto. Art. 330a cpv. 1 CO: il lavoratore può ognora chiedere al datore di lavoro un attestato che indichi la natura e la durata del rapporto di lavoro e si pronunci sulle prestazioni e sulla condotta del lavoratore. «Ognora» regge l’intera disposizione: copre l’impiego che non avete lasciato, ed è la ragione per cui esiste il certificato intermedio, e copre la telefonata a un datore di lavoro che avete lasciato anni fa.
Se la lacuna resta — azienda che non esiste più, o che semplicemente non risponde — appartiene al testo e non all’ordinamento delle pagine. Una riga nel curriculum con periodo, funzione e motivo del foglio mancante vi costa un secondo di attenzione. Una pila che salta un anno in silenzio vi costa il colloquio in cui l’avreste spiegato. E se un certificato completo vi mettesse in difficoltà, il capoverso 2 consente la versione limitata alla natura e alla durata: un documento corto al posto giusto vale più di un documento lungo che non c’è.
È il file a decidere se il vostro ordine arriva
Per chi legge, la pila esiste solo come sequenza di pagine. L’ordine che avete tenuto nei nomi delle cartelle o nella testa è invisibile: la persona scorre. Quindi un solo file, le pagine esattamente nell’ordine che dichiarate e, se il dossier è spesso, una breve pagina iniziale che elenca i certificati con datore di lavoro e periodo. Non è un ornamento, è la navigazione di tutto ciò che segue.
La parte tecnica conta quanto la sequenza. Ruotate le scansioni nel verso di lettura, tenete un formato di pagina unico, non alternate un originale nitido a una fotografia grigia di un foglio. Date al file un nome costruito su cognome, nome e la parola dossier, perché resti riconoscibile dopo essere stato scaricato insieme ad altri quaranta: è esattamente ciò che arbeit.swiss intende chiedendo di denominare correttamente i file.
Resta il caso dei moduli che offrono più campi di caricamento. Mettete il curriculum da solo nel primo e il dossier completo nel secondo, con lo stesso ordine interno. Una pila ordinata in un modo in un allegato e in un altro modo nel successivo, aperti affiancati su uno schermo, danneggia più di quanto un unico documento ben ordinato possa giovare.
I dati di mercato sono stati conteggiati il 22 agosto 2026 sugli annunci attivi su SwissJobs.app in quel momento e sono sempre indicati come quote, mai come cifre assolute. Sono considerati solo gli annunci che dichiarano una forma d’impiego, circa nove su dieci. Rientrano fra gli impieghi non standard il tempo parziale, il tempo determinato, il mandato e lo stage. Gli annunci sono raggruppati secondo la lingua in cui sono redatti.
Scrivi un CV su misura per ogni candidatura
La maggior parte invia lo stesso CV ovunque. L’editor riscrive il tuo sull’annuncio — formato svizzero, lingua giusta, in circa un minuto.
Creare un curriculum con IA: per un annuncio precisoChi indicare come referenza in Svizzera?
In breve
Due o tre persone che vi hanno visto lavorare: la superiore diretta dell'ultimo impiego, un'altra figura dirigente prima di lei, eventualmente un cliente o una partner di progetto. Sul piano giuridico una richiesta di referenze è una comunicazione di dati personali a terzi, e la legge sulla protezione dei dati traccia il confine secondo il tipo di sapere che una persona detiene, non secondo la simpatia. Chi conosce la vostra salute, la vostra attività sindacale o politica, o un procedimento che vi riguarda detiene una categoria che l'articolo 5 isola espressamente.
È per questo che l'uso punta al rapporto professionale e non a quello più stretto. Una ex superiore conosce il vostro metodo, il rispetto delle scadenze, il comportamento in squadra — e di norma nient'altro. Un'amica non tiene separate le due cose. La domanda non è chi parlerà meglio di voi, ma quale conversazione resta dentro la cornice che il diritto svizzero fissa per il trattamento dei dati di candidatura.
E la parola stessa copre due oggetti diversi. Il certificato di lavoro è un documento, che entra nel dossier senza che nessuno lo chieda. La persona di riferimento è qualcuno che viene chiamato al telefono, comunicato su richiesta. In italiano entrambi si dicono «referenze», e proprio questa sovrapposizione rende la versione italiana delle istruzioni ufficiali la più povera delle quattro.
- Due o tre persone, non cinque. L'elenco deve coprire la fetta professionale in gioco: l'ultima superiore diretta, una responsabile precedente, eventualmente un cliente o una partner di progetto. Un quarto nome porta di rado un sapere nuovo e aumenta soltanto il numero di persone che vengono a sapere della vostra candidatura.
- Si sceglie in base a ciò che una persona sa, non a quanto vi vuole bene. L'articolo 5 elenca sei categorie di dati degni di particolare protezione, fra cui la salute, la sfera intima, l'attività sindacale e i procedimenti penali. Una superiore che vi ha conosciuto solo al lavoro non può arrivarci al telefono. Chi vi ha sostenuto in privato in un anno difficile, sì.
- Certificato di lavoro e persona di riferimento non sono la stessa cosa. Il primo è un documento firmato che entra nel dossier senza richiesta; la seconda si comunica su richiesta e viene chiamata più tardi. In italiano la parola è la stessa, e proprio per questo conviene tenere separate le due tappe.
- Chiedere prima è l'unica indicazione comune a tutte le fonti. La pagina italiana dell'orientamento professionale la mette nella stessa frase in cui chiede nomi e numeri; le versioni tedesca e francese dicono lo stesso. Una telefonata che coglie qualcuno impreparato produce una risposta esitante — e l'esitazione è l'unica cosa che chi chiama riporterà di sicuro.
- Il datore di lavoro attuale si indica sotto condizione, non nell'elenco. Nessuna norma vieta la telefonata; è il vostro consenso a governarla, e legarlo a una promessa orale è la formula attesa più che un segno di diffidenza.
- Non aspettatevi nulla dall'annuncio. Nel campione riletto il 31 agosto 2026, il 3,6 per cento degli annunci nomina una persona di riferimento, contro il 15,2 per cento per la lettera di motivazione e il 5,4 per cento per il certificato di lavoro. Il silenzio dell'annuncio significa che la telefonata arriva dopo il colloquio, non che non arriva.
- Sul foglio va anche la lingua. Nome, funzione e azienda di allora, il rapporto, il periodo, un numero — e in quale lingua la persona può rispondere. In un mercato con quattro lingue di annuncio questa riga decide regolarmente se la telefonata abbia luogo.
Certificato di lavoro e persona di riferimento sono due tappe distinte
Vale la pena fissare la distinzione prima di qualunque scelta, perché decide che cosa si stia scegliendo. Il certificato di lavoro lo scrive e lo firma il vostro ex datore di lavoro; entra nel dossier senza richiesta, e la domanda vicina su questa stessa pagina si occupa dell'ordine in cui i certificati vanno impilati.
La persona di riferimento è tutt'altro: un nome, una funzione, un numero di telefono, una telefonata a voce, di regola dopo che siete già stati ricevuti a colloquio. Nel parlato entrambe si chiamano «referenze», e una sola delle due indica qualcuno.
La domanda «chi indicare?» riguarda quindi soltanto la seconda. Ed è anche l'unico punto in cui esiste una scelta: quali certificati allegare è deciso nel momento in cui è deciso il vostro percorso. Chi risponde al telefono lo scegliete voi.
Che cosa succede giuridicamente quando qualcuno risponde su di voi
Dal punto di vista della protezione dei dati una richiesta di referenze non è una chiacchierata fra conoscenti ma una comunicazione. La legge definisce la comunicazione come il trasmettere o rendere accessibili dati personali, e l'azienda che telefona è un terzo rispetto alla persona interpellata.
L'articolo 30 stabilisce che chi tratta dati personali non può ledere illecitamente la personalità delle persone interessate, poi elenca tre casi in cui una lesione sussiste «in particolare». Il terzo recita che «sono comunicati a terzi dati personali degni di particolare protezione». Non maldestramente, non ingiustamente: comunicati. Basta la categoria.
L'articolo 31 completa il quadro: una lesione della personalità è illecita se non è giustificata dal consenso della persona interessata, da un interesse preponderante privato o pubblico oppure dalla legge. In una procedura di assunzione il primo di questi tre motivi è l'unico che regge davvero — e la persona interessata di cui si parla siete voi.
Vi si aggiunge il principio dell'articolo 6: i dati personali possono essere raccolti soltanto per uno scopo determinato e riconoscibile per la persona interessata, e trattati soltanto in modo compatibile con tale scopo. Lo scopo che rendete riconoscibile indicando un nome è la valutazione della vostra idoneità per un posto preciso. Ciò che esce da questo scopo non è coperto per il solo fatto che il nome l'avete fornito voi.
Le sei categorie che restringono l'elenco senza che ci si pensi
«Degno di particolare protezione» non è qui un giudizio ma un elenco. L'articolo 5 cita i dati concernenti le opinioni o attività religiose, filosofiche, politiche o sindacali; i dati concernenti la salute, la sfera intima o l'appartenenza a una razza o a un'etnia; i dati genetici; i dati biometrici che identificano una persona in modo univoco; i dati su procedimenti e sanzioni penali e amministrativi; e i dati su misure di aiuto sociale.
Leggete l'elenco come una descrizione di persone anziché di schede, e la regola di selezione consueta si spiega da sé. Chi vi ha accompagnato durante una malattia detiene dati sulla salute. Il collega della commissione sindacale detiene dati su un'attività sindacale. L'amico da cui avete abitato dopo una separazione detiene dati sulla vostra sfera intima. Nessuno di loro è una cattiva conoscenza; semplicemente detiene un sapere che in una telefonata professionale non c'entra e che nel caso peggiore scivola fuori in un inciso.
All'opposto, una superiore che vi ha conosciuto solo in azienda non ha alcuna via d'accesso a quelle categorie. È questo, e non la buona educazione, ciò che protegge l'uso secondo cui le persone di riferimento vengono dal contesto di lavoro.
Perché una ex superiore non sta nella stessa posizione di una conoscente
Esiste una seconda differenza, raramente nominata. Il datore di lavoro risponde a una norma propria: l'articolo 328b CO dispone che il datore di lavoro può trattare dati concernenti il lavoratore «soltanto in quanto si riferiscano all'idoneità lavorativa o siano necessari all'esecuzione del contratto di lavoro»; per il resto si applicano le disposizioni della legge sulla protezione dei dati.
Formalmente quella disposizione appartiene al diritto del rapporto di lavoro in corso. Descrive però un metro che una conoscenza privata non ha mai avuto: l'ex azienda intratteneva con voi un rapporto legato a uno scopo, e tutto ciò che sa di voi è nato dentro quello scopo. Una persona della sfera privata non ha questa cornice, e quindi nemmeno un punto in cui una telefonata si limiti da sola.
Detto come constatazione e non come consiglio: più il rapporto fra voi e la persona indicata è delimitato dal lavoro, meno c'è materia per uscire dai binari. Fin dove possa spingersi una telefonata di referenze, e che cosa non possa contraddire, è un'altra questione, che il Tribunale federale ha affrontato nel 2025 nella sentenza 4A_493/2024; la nostra risposta sulla decifrazione dei certificati di lavoro la riprende.
Nella versione italiana delle istruzioni ufficiali le persone spariscono
I consigli federali per la candidatura dicono dove stanno le referenze nel dossier, non chi debbano essere. L'unica istruzione ufficiale svizzera che tocchi il «chi» è la pagina sul curriculum dell'orientamento professionale cantonale — e le sue tre versioni linguistiche non dicono la stessa cosa. Le abbiamo aperte tutte e tre il 31 agosto 2026.
La versione italiana mette le «Referenze» come nona e ultima tappa, in una sola frase: «Inserisci i nomi e i numeri di telefono delle persone di riferimento, chiedendo prima il loro consenso.» Chi siano queste persone non c'è. La versione tedesca ha le stesse nove tappe e due frasi, con lo stesso contenuto e nessun esempio.
La versione francese è l'eccezione. Ha un'altra struttura — dodici tappe invece di nove, e le «Personnes de référence» stanno prima della rubrica delle lingue anziché in fondo — ed è l'unica a fare esempi: un insegnante, una formatrice che vi ha seguito durante uno stage, «o qualcuno che possa confermare le vostre qualità in situazioni di lavoro e di apprendimento». È l'unico punto in cui una pagina ufficiale svizzera risponde alla domanda, ed esiste solo in francese.
Una riserva vale per tutte e tre: sono pagine scritte per la candidatura a un posto di tirocinio, con il tu e con l'azienda formatrice come destinataria. I loro esempi sono quindi insegnanti e formatori di stage. Per una candidatura che poggia su vent'anni di mestiere si trasporta la struttura, non il personale.
Lo stesso scarto si ritrova nei consigli federali, e qui la versione italiana perde di più. Le versioni tedesca, francese e inglese descrivono tutte un foglio o un elenco separato di persone da consegnare durante il colloquio; l'italiana scrive soltanto che «è anche possibile fornire le referenze durante un colloquio di lavoro», facendo sparire dalla frase sia il foglio sia le persone. Chi legge solo in italiano non trova, in nessuna fonte federale, l'indicazione che si tratti di nomi da consegnare a mano.
Perché qui non trovate una percentuale ticinese
Il 31 agosto 2026 abbiamo riaperto un campione di annunci attivi di SwissJobs.app, stratificato secondo la lingua di redazione, e letto la pagina verso cui porta il link di candidatura. Gli annunci in italiano che hanno restituito un testo leggibile sono 75: una base sottile, perché gli annunci in italiano sono la minoranza più piccola del mercato svizzero.
Su quella base, quattro annunci nominano una persona di riferimento. Tre dei quattro vengono però da un unico inserzionista, una società di spedizioni internazionali, che ripete la stessa formula in tre annunci diversi. Pubblicare quel rapporto come «quota ticinese» significherebbe pubblicare la formula di un'azienda sola travestita da abitudine regionale, ed è la stessa scelta che abbiamo fatto altrove quando un solo inserzionista dominava una lingua.
Le cifre che trovate nel grafico riguardano quindi tutti gli annunci del campione, nelle quattro lingue insieme: 15,2 per cento nomina la lettera di motivazione, 5,4 per cento il certificato di lavoro, 3,6 per cento una persona di riferimento. La scala scende, e in fondo alla scala c'è la referenza.
Il senso resta valido anche in Ticino, ed è l'ordine delle operazioni: l'annuncio quasi mai chiede referenze perché le referenze arrivano dopo il colloquio, quando il dossier ha già fatto il suo lavoro. Il silenzio dell'annuncio non significa che nessuno telefonerà.
Il caso difficile resta il datore di lavoro attuale
Finché siete in posto, la persona più ovvia è quella che va meno bene — non per un motivo giuridico, ma perché una telefonata lì rivela la vostra candidatura prima che sia decisa. Nessuna norma vieta a un'azienda di chiamare il vostro datore di lavoro attuale; c'è soltanto il vostro consenso, che non siete tenuti a dare.
L'uso lo risolve con un ordine anziché con un rifiuto: le persone degli impieghi precedenti si comunicano subito, la superiore attuale solo dopo una promessa di assunzione orale. Dire questa condizione ad alta voce in Svizzera non passa per diffidenza: è la mezza frase attesa. Non dirla è ciò che espone alla telefonata che non si voleva.
Se in azienda non deve essere contattato nessuno, il vuoto si riempie facilmente. Due ex responsabili, più un cliente di lunga data o una capoprogetto di un mandato comune, coprono per intero la fetta professionale di cui si discute.
Quando la persona ha lasciato l'azienda
Il caso è frequente e poco trattato: la vostra ex superiore lavora altrove da tempo. Non parla più a nome dell'azienda di allora ma in proprio. Quello che dice è la sua dichiarazione, non quella della società la cui firma sta sul vostro certificato di lavoro.
La cosa taglia da entrambe le parti. Il racconto diventa più personale e di solito più concreto, perché nessuno difende più una linea aziendale. Ma si affianca al certificato invece di confermarlo: se l'azienda non ha più nessuno che vi abbia conosciuto, l'unica voce di quel periodo è privata. Non è uno svantaggio, ma spiega perché molti dossier indicano una seconda persona degli stessi anni.
E rende la richiesta preventiva più importante che altrove. Chi ha lasciato l'azienda può non sapere più quali dati abbia diritto di trasmettere, e non ha più un ufficio del personale alle spalle a dirglielo.
Che cosa sta sul foglio, e che cosa questa risposta non fa
Un elenco di referenze svizzero è breve: nome, funzione e azienda al tempo della collaborazione, il rapporto con voi, il periodo, un numero di telefono e la lingua in cui la persona può rispondere. Quest'ultimo punto si dimentica di continuo in un Paese a quattro lingue e decide spesso se la telefonata avvenga.
Le istruzioni ufficiali, la tedesca come la francese e l'italiana, chiedono la stessa cosa nello stesso punto: chiedere prima. È l'unico punto su cui tutte le fonti coincidono, ed è anche ciò che produce il consenso di cui parla l'articolo 31 da entrambi i lati — il vostro verso l'azienda che chiama, quello della persona indicata verso di voi.
Quanto sta scritto qui è una spiegazione di regole, non una consulenza giuridica né una valutazione del vostro caso. La prassi cantonale nelle procedure di assunzione non è uniforme, e alcuni settori — sanità, finanza, funzioni di sicurezza — applicano verifiche aggiuntive che seguono regole proprie. Per un parere sul vostro caso, l'ufficio dell'orientamento professionale del cantone, un servizio di consulenza giuridica o un sindacato sono gli indirizzi giusti.
Le cifre sugli annunci provengono da un campione di annunci attivi di SwissJobs.app riletti il 31 agosto 2026. L'estrazione è stratificata secondo la lingua di redazione, con un tetto per sito di destinazione perché nessun fornitore possa dominare il campione; sono state conteggiate solo le pagine che hanno restituito un testo leggibile — poco più di cinquecento su circa settecentocinquanta aperte, di cui 222 in tedesco, 171 in francese, 84 in inglese e 75 in italiano. Ogni occorrenza di una parola della famiglia «referenza» è stata letta singolarmente e scartata quando indicava un numero di riferimento dell'annuncio, una pagina di referenze clienti dell'azienda, un certificato di lavoro o un'impostazione dei cookie; sono contati solo i passaggi che indicano una persona che dà informazioni. Le quattro occorrenze in italiano vengono da due inserzionisti e tre delle quattro da uno solo: per questo il grafico riporta i valori su tutte le lingue insieme e non una quota ticinese. I riferimenti di legge provengono dalla legge sulla protezione dei dati e dal Codice delle obbligazioni nella versione pubblicata su fedlex.admin.ch, consultata il 31 agosto 2026; le pagine dell'orientamento professionale e di arbeit.swiss sono state aperte lo stesso giorno in tutte le versioni linguistiche disponibili. Questa pagina spiega delle regole e non sostituisce una consulenza giuridica.
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- arbeit.swiss (SECO) — Consigli per la candidatura: CV, certificati di lavoro, referenze
- orientamento.ch (CSFO) — Cercare un impiego: candidature in forma digitale, documenti caricati correttamente e possibilmente in PDF
- Codice delle obbligazioni (CO), art. 328b — trattamento di dati personali (fedlex.admin.ch)
- Legge sul casellario giudiziale (LCaGi), art. 55 — estratto specifico per privati (fedlex.admin.ch)
- Legge federale sulla esecuzione e sul fallimento (LEF), art. 8a (fedlex.admin.ch)
- Legge federale sulla protezione dei dati (LPD), art. 5, 6, 30 e 31 (fedlex.admin.ch)
- orientamento.ch (CSFO) — Redigere il Curriculum Vitae, tappa «Referenze»
- orientation.ch (CSFO) — Créer un curriculum vitæ, tappa «Personnes de référence»
- berufsberatung.ch (SDBB) — Lebenslauf erstellen, tappa «Referenzen»
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